In morte del fratello Aldo 1
Se un dì più non andrem sempre fuggendo1
di terra in terra
ci troveremo là dove tu adesso
sei approdato.
Forse l’unico lido dove un giorno
potremo ricostruire
la Scandale perduta
per riunire i parenti e gli amici
tutti quanti sperduti.
“E senza ch’io attraversi terre e mari” 2
verrò spesso di fronte a quella chiusa
a riscoprir di te tutte le cose
che certo non conobbi in quella vita
che stesso grembo ci diede.
“E quando il coro delle coturnici
ci blandirà nell’eterno sonno”3
troveremo senz’altro nostra madre
come una statua davanti a quel marmo
“e solo quand’Egli ci avra’ perdonato
le verrà il desiderio di guardarci”4
L’uomo giusto costruisce la sua casa
su salda roccia e il vento non l’angustia
non l’angustian tempeste o mareggiate.
Come un albero forte con possenti radici
e gli alberi lo sai van giudicati per i frutti che fanno
e che frutti hai prodotto, con l’aiuto
della tua Antonietta:
e Leo, e Pino, e Nadia e infine Mary;
quattro splendidi frutti
che hai posto rigogliosi sulla panca,
la panca della vita che hai lasciato.
Come due sante t’hanno accompagnato
fino alle porte della sua casa
la tua sorella Sina e Assunta la Cognata.
Lucido fino in fondo hai detto loro
Su non piangete, più, non disperate
“ non sarò certo nella stanza accanto”5
ma dentro voi ed io vi benedico
grazie di tutto quel che avete fatto
or non temete più, mi ha perdonato
e mi ha guarito, e voi non ricordate
le mie spoglie fredde e incancrenite
sono risorto , vivo un’altra vita.
Perché Lui c’è esiste veramente.
e voi restate uniti
amatevi l’un l’altro seriamente
questo è quello che conta nella vita.
Come un ramo spezzato
lascia l’albero monco di sua vita
del suo quarto ramo ora é privato
l’albero familiare, per la tua dipartita.
Ma se il chicco di grano non marcisce6
non può dare il suo frutto, la sua spiga
ricca di chicchi nuovi e rigogliosi
Alice, Andrea e Giorgia la tua cocca
che continuano vita e tradizione
di chi ci ha preceduto.
Li ho visti, erano la, in quella chiesa
Nonno Nicola che chiamavan Corvo
Giuseppe Il Tatarando “u Pisafierru”
Nonna Teresa detta La Spagnola
la Mammaranda con il Papa Ciccio
E il Papà e la Mamma
“Quatrareddra” per sempre
col suo Panto orgogliosa.
C’erano zie, zii e cugini defunti
zio Bruno, e Juzza “a randa”
con il figlio Peppino
zio Carmine con la zia Bettina
zio Antonio, ancora solo, ma contento
zio Giuseppe, zia Mena e la figlia Maria
zio Luigi “i Ninnillu” e la zia Juzza
con il caro Turuzzu
zia Giuseppina e lo zio Agostino
zio Nicola e zia “Rilla” con il caro Peppino.
E c’erano anche i nostri congiunti
Carmine e Bruno, morto piccoletto
altri rami recisi della nostra famiglia
e con Carmine c’era anche Camillo suo cognato
e c’eran pure Orlando “ì Biafora”
e Catirina Coriale “ì du Zarè”
e c’era “Mastru Pietru”, il padre,
e la madre di Assunta
e c’erano i Lettieri: Vincenzo e Rosetta
c’era Don Amedeo e Sina Cizza
e c’era pure Eugenio Chierichetti
di Busto Arsizio
con la moglie Clementina Ferioli
i miei diletti suoceri
e c’erano Filippo e Filippina, i Manuguerra.
E in un angolo, forse un pò nascosti
“Carminuzzu i Curgnanu” e l’Angiolina Militi.
E c’era poi una schiera di amici e di parenti
Che lì per li non ho riconosciuto
accorsi tutti lì, tutti contenti
a far festa felici al ricongiunto
e c’erano i Padrini
di battesimo e cresima
Don Mario Cizza
e Don Orlando Scaramuzzino
con le rispettive consorti.
E tutti poi con noi ,
dopo il mesto saluto
son venuti da Leo,
a fare festa
a brindare e gioire
con il nuovo arrivato
Aldo,
in mezzo là seduto,
che era il festeggiato.
Note (ho preso spunto e scomodato)
1 – Ugo Foscolo – In morte del fratello Giovanni
2 – Gaio Valerio Catullo – Catullo carme 101 E dopo aver traversato terre e mari
3 – Eugenio Montale – A mia madre
4 – Giuseppe Ungaretti – La madre
5 – Charles Pèguy – La stanza accanto
6 – Vangelo di Giovanni 12, 24-26