Visita guidata di Gubbio–23 Settembre 2012

Visita guidata di Gubbio – 23 Settembre 2012

Siamo partiti da Perugia per Gubbio con un leggero ritardo, il nostro primo “ineludibile” appuntamento “La Taverna del lupo” per l’ultima “paciada” umbra, poi, visita di Gubbio e viaggio di ritorno. Erica ed Elisabetta dopo la visita di Perugia sono tornate a piedi fino al Chochotel dove avevano parcheggiato la macchina, Matteo, il nostro autista, offre loro un passaggio, ma desistono, è già tardi, ci rivedremo a Gubbio alla Taverna del Lupo per un caffè e per la visita.

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Gubbio

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera

Gubbio è un comune italiano di 32.998 abitanti della provincia di Perugia, in Umbria. La superficie del territorio comunale è la più vasta della regione e la settima in Italia. Fa parte della comunità montana Alto Chiascio, associazione nazionale Città del Tartufo e Associazione Italiana Città della Ceramica.

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Lo stemma di Gubbio                                      Lo stemma dei quartieri

Il pullman si ferma nella Piazza dove c’è la chiesa di San Francesco e gli asciugatoi della lana.

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La chiesa di San Francesco                                              La Piazza con gli asciugatoi

Il ristorante è a pochi passi dalla Piazza, Claudio ci dice: solo qualche centinaio di metri, seguite la via Repubblica fino a via Ansidei, là trovate l’insegna.

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Uno squarcio panoramico dalla Piazza

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L’insegna del ristorante all’angolo di via Ansidei e via Repubblica

Ambiente fantastico praticamente una grotta anzi una tana del lupo, menù ricco e abbondante come sempre: antipasto primo, secondo, contorno, dolce e caffè. Al caffè arrivano le due guide Erica ed Elisabetta e si parte per la visita.

Visita di Gubbio

Erica ci inquadra Gubbio dal punto di vista storico:

Le prime forme di insediamento nel territorio eugubino sono da collocarsi già nel paleolitico e di quel periodo possiamo osservare pochi resti nel Museo Archeologico, il pezzo più interessante le famose Tavole Eugubine. Alleatasi con Roma nel 295 a.C., nel 167 a.C. vi fu custodito Genzio, ultimo re dell’Illiria fatto prigioniero dal pretore Lucio Anicio Gallo. Gubbio ottenne nell’89 a.C. la cittadinanza romana: fu eretta a municipium ed ascritta alla tribù Clustumina. Invasa dagli Eruli, fu nel 552 distrutta dai Goti di Totila, ma venne ricostruita con due potenti torri difensive dai Bizantini di Narsete, generale di Giustiniano, non più in pianura, ma alle pendici del monte Ingino. Nel 772, Gubbio fu occupata dai longobardi Liutprando, Astolfo e Desiderio.

La città di Gubbio è strettamente legata alla storia di san Francesco, in particolar modo ad un evento della sua vita citato nel XXI capitolo dei Fioretti di San Francesco, cioè l’incontro con il lupo. A Gubbio, Francesco si rifugiò dopo essersi allontanato da Assisi, trovando asilo presso la famiglia degli Spadalonga. Per questo Gubbio è considerata la seconda capitale francescana. Ceduta alla Chiesa con le donazioni di Pipino il Breve e Carlo Magno, la città, pur assoggettata ai vescovi, si costituì in Libero comune di fazione ghibellina e, nell’XI secolo, iniziò una politica espansionistica.

Nel 1151 undici città confederate, capeggiate da Perugia, attaccarono Gubbio con l’intento di spazzarla via. La città resse all’urto ed il seguente contrattacco portò ad una schiacciante vittoria degli assediati. L’evento fu attribuito all’intervento ritenuto miracoloso di sant’Ubaldo (1080-1160), allora vescovo della città. Nel XIII secolo Gubbio prosperò in pace, crescendo dal punto di vista sia urbanistico, sia economico, sia demografico. Nel 1263, i guelfi presero il potere, che detennero fino al 1350 tranne brevi parentesi, come quando, nel 1300, Gubbio fu occupata dalle truppe ghibelline del conte di Ghiacciolo (Uberto Malatesta) e di Uguccione della Faggiuola. Infine, caduta sotto la signoria di Giovanni Gabrielli, nel 1354 fu assediata ed espugnata dal cardinale Albornoz, legato pontificio, che l’assoggettò alla Chiesa concedendo, però, alla città gli antichi privilegi e statuti propri. Pochi anni dopo, nel 1381, il vescovo Gabriello Gabrielli, appoggiato dal papa, si autoproclamò signore di Agobbio, nome medioevale di Gubbio, provocando la ribellione dei cittadini che, ridotti alla fame, nel 1384 si levarono in armi contro il vescovo. Impossibilitati a resistere al battagliero vescovo, che non voleva perdere il dominio sulla città, gli eugubini si “consegnarono” spontaneamente ai Montefeltro, duchi di Urbino, perdendo così il titolo di libero comune, ma ottenendo un lungo periodo di tranquillità. I Montefeltro, signori amanti dell’arte, restituirono a Gubbio i privilegi e gli ordinamenti civili, la città tornò così a fiorire culturalmente e artisticamente; in quel periodo fu ricostruito il Palazzo dei Consoli.

Verso il centro

Visiteremo la Chiesa di San Francesco , passeremo dal mercato, poi seguiremo il torrente Camignano ci porteremo alla chiesa di San Giovanni e poi saliremo in Piazza Grande o della Signoria o Piazza dei Consoli.

Chiesa di San Francesco (da la mia Umbria)

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L’abside vista dall’esterno

La chiesa fu costruita nella seconda metà del XIII secolo presso il fondaco della famiglia Spadalonga, che avrebbe accolto San Francesco d’Assisi dopo il suo abbandono della casa paterna. La chiesa è probabilmente opera dell’architetto frà Bevignate da Perugia, anche se la sua attribuzione è ancora oggetto di discussione.

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La chiesa di San Francesco – La facciata

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La targa che ricorda il soggiorno di Francesco

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Interno della chiesa di San Francesco

La chiesa, l’unica della città con una navata centrale e due navate laterali, fu costruita nella seconda metà del XIII secolo. I pilastri ottagonali sostengono la volta situata alla stessa altezza nelle tre navate. Le volte e i capitelli sono il risultato del restauro del XVIII secolo. Particolarmente interessanti sono gli affreschi della cappella sul lato sinistro, con le Storie della Vergine di Ottaviano Nelli (intorno al 1400; una Madonna con Bambino, San Cristoforo, Sant’Antonio Abate ed altri dipinti del XV secolo nella cappella di destra.

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Immacolata Concezione di A. Gherardi

Inoltre si possono ammirare: una Immacolata Concezione di Antonio Gherardi ed una Deposizione del Nucci.

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Chiesa e convento di San Francesco – Il chiostro della pace

Annessi alla chiesa sono il Convento e il Chiostro attraverso il quale si giunge alla Sala Capitolare che custodisce un affresco del XIV secolo raffigurante il Trasporto della Casa di Loreto. Il convento ospita una interessante Raccolta d’arte, che riguarda la storia del francescanesimo locale. La raccolta è formata da antichi tessuti e paramenti liturgici, oggetti in metallo prezioso, una quadreria con opere della scuola del Perugino, del Magnasco, dello Spagnoletto ecc. Inoltre contiene una collezione di vasi apuli e reperti archeologici.

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Interno della chiesa di San Francesco

Nella Sagrestia della chiesa possiamo ammirare i resti del fondaco-casa degli Spadalonga. Secondo le fonti francescane qui San Francesco ricevette in segno di ospitalita’ una tunica durante il soggiorno a Gubbio del 1206. Questo episodio avvenne subito dopo la conversione e l’abbandono della casa paterna e della patria. Sempre nella sagrestia possiamo ammirare una crocifissione di Benedetto Nucci.

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Porticina di ingresso alla casa degli Spadalonga dove Francesco ha dimorato

Gli affreschi della cappella ricordano quelli visti ad Assisi, stessa scena del Padre con Francesco nudo, il Sogno del papa Innocenzo con Francesco che sostiene la chiesa di San Giovanni in Laterano. Le vetrate sono state rifatte. Questo è un modello di chiesa francescana. Gli altari laterali sono in stile barocco ma in finto marmo, sono gessi o intonaci dipinti con effetto marmorizzato. Notate il crocifisso ligneo (aveva le braccia mobili) come le marionette perché durante le processioni i fedeli dovevano immaginarle vere. Molte sculture venivano vestite per rendere più realistiche le scene che si rappresentavano nelle processioni che venivano spesso accompagnate dalle laudi di Jacopone da Todi.

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San Francesco ammansisce il Lupo

Il Luogo invece dove Francesco ammansì il lupo è la chiesetta di Santa Maria della Vittoriain via della Vittorina.

Ci rispostiamo ora nella Piazza dove Erica ci fa osservare la struttura porticata con colonne doriche che ospita il mercato

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Struttura porticata con colonne doriche e asciugatoio

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Monumento ai caduti

A sinistra si può osservare il Monumento ai Caduti realizzato dall’artista Enrico Cagianelli, raffigurante in bronzo un milite ignoto e, scolpito, Braccio da Montone a cavallo ed i Ceri, monumento inaugurato il 16 maggio 1924 da Re Vittorio Emanuele III.

Appena terminata la guerra 1915-1918 a Gubbio si decise di costruire un monumento che ricordasse i combattenti caduti nella Grande Guerra. Il monumento, opera dello scultore perugino Enrico Cagianelli (1886-1938), è costituito da un fante in bronzo, appoggiato alle rocce, in alto una torre medioevale. Fu inaugurato il 16 maggio 1924, alla presenza del Re d’Italia Vittorio Emanuele III. Il 14 maggio 1927, a cura della Sezione Romana della Pro-Gubbio, fu aggiunta al monumento la corona in bronzo con la dedica:“GLI EUGUBINI LONTANI AI GLORIOSI CADUTI – MAGGIO 1927″. Sul davanti si erge la statua in bronzo del fante, una figura piena di forza e di vita che ha come sfondo una delle torri, sotto l’arco della quale passa una cavalcata di guerrieri con le insegne al vento: anche questo particolare, in altorilievo, è concepito e riprodotto con straordinaria efficacia e con ispirazione sui più noti capolavori del genere dell’epoca classica.

Sopra la struttura porticata un loggione in cotto con la loggia dei tiratori dell’arte della lana, era l’asciugatoio delle pezze della corporazione, vedrete lungo la via che faremo per andare in centro, le stradine caratteristiche come la Via Battilana o Via delle Conce o ancora la Stretta del Fondaccio nei pressi del torrente Camignano, tutti i mestieri avevano bisogno d’acqua, passiamo su un ponticello del torrente in secca.

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La via Piccardi a sinistra del porticato

Prendendo a sinistra delle Logge dei Tiratori ha inizio Via Piccardi (già dell’Oca) con il più bello scorcio sull’Acropoli.

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Via Battilana non è visibile in street view con Google Maps

Salendo s’incrocia Via dei Battilana e Via delle Conce, ammirabili vicoli “supporto” delle Logge dei Tiratori. Giunti all’incrocio di Via Cristini, sotto l’arco di una torre medioevale, ci si inoltra facendo attenzione di guardare, al numero civico 21, la Casa Medioevale (“Fondaco”, “Porta del Morto” e “Feritoia”) abitazione civile più antica di Gubbio, sec. XII.

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La porta del morto più antica

Si arriva così a Piazza S. Giovanni: goduta la purezza romanica della facciata (XIV), del portale e della torre campanaria, all’interno si può ammirare, entrando a destra, un Fonte Battesimale di Ceramica in formelle con altorilievi del ‘500. (vedi la visita virtuale della Chiesa di San Giovanni).

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Chiesa di San Giovanni

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Chiesa di San Giovanni – nostra foto

La Chiesa di San Giovanni si trova in una delle piazze più caratteristiche di Gubbio. La piazzetta una volta era più piccola, perché occupata in parte dall’antichissimo molino, poi tolto nel 1870 per ragioni di utilità. Il santo a cui è intitolata la chiesa, Giovanni Battista, è il più antico protettore della città. Edificata nel XI secolo, nel corso del tempo ha subito varie trasformazioni. Probabilmente è uno degli edifici religiosi più antichi di Gubbio. La facciata, riconducibile al XIII secolo, conserva memorie dell’architettura Romanica. L’ampio portale a tutto sesto, gli archetti pensili in alto, il timpano e il grande rosone centrale ne sono un esempio. Sulla destra è fiancheggiata da un campanile a pianta quadrangolare con finestre ogivali, anch’esso riferibile al periodo Romanico. Per molti anni fu l’unica chiesa usata dai Cristiani per il Battesimo. Infatti disponeva di una grande vasca in cui, fino al 1492, le persone battezzate venivano immerse completamente. Poi nel 1828 la vasca venne rimossa dalla chiesa perché infiltrazioni d’acqua danneggiavano le pareti.

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Interno

Se date un’occhiata dentro notate il tetto ad arconi ogivali intervallati con parti in legno, l’infilata di arconi ricorda una nave rovesciata, all’interno c’era un affresco di Santa Caterina d’Alessandria con la ruota simbolo del suo martirio, uno degli affreschi rifatti, purtroppo in questa chiesa molti affreschi sono stati perduti, nel periodo delle pestilenze le chiese, per l’affluenza di molte persone diventavano i luoghi più malsani dove era facile essere infettati, per questo motivo venivano disinfettate puntellando gli affreschi e dando una mano di calce viva.

Ho trovato questo sito con foto dell’interno. Ed altre foto che ho ricopiato … cercando ho trovato anche queste belle foto di Gubbio

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San Giovanni interno – Battistero

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Interno San Giovanni – Altare Maggiore

Erca ci chiede di ricordarle, che ci ha promesso di raccontarci la storia della porticina del morto, adesso parliamo un po’ della festa dei ceri.

La corsa dei ceri

Qui a Gubbio ogni 15 Maggio si svolge la festa dei Ceri in onore di Sant’Ubaldo protettore della città, i ceri partono dal centro ed arrivano di corsa, portati dai ceraioli, fino alla chiesa di Sant’ Ubaldo che si erge in alto sopra la città sul monte Ingino. I ceri sono tre strutture in legno montate sopra una barella, da trasportare “a spalla”, su cui si ergono le statue dei tre santi  protettori delle corporazioni della città di Gubbio: Sant’ Ubaldo (patrono e protettore della città) per i muratori, S. Giorgio per i commercianti e S. Antonio per i contadini. È una festa molto sentita a Gubbio, ne esiste una versione detta dei ceri medi per i ragazzi ed una dei cerini per i bambini. Il rituale della festa è lunghissimo: il Sindaco consegna le chiavi della città ai ceraioli … il raziocinio in quel giorno viene meno … succedono anche degli incidenti perché i ceri sono pesantissimi … I ceri partono ed arrivano nello stesso ordine (1° Sant’Ubaldo, 2° San Giorgio e 3° Sant’ Antonio), devono percorrere circa 4 km di corsa per 4 tratte alcune in discesa (pericolosissime) altre in salita specialmente la 4^ fino alla Basilica di Sant’Ubaldo sul monte Ingino. Sono previsti diversi momenti: Alzata, Mostra, Processione, Calata dei Neri, Corso, Calata dei Ferranti, Mercato, San Martino, via dei Consoli, Girate della sera, Buchetto, Stradoni, Arrivo alla Basilica (puoi vedere degli spezzoni di video per ogni momento). Inizialmente la festa veniva fatta con le candele nel tempo poi è stata trasformata in un evento folcloristico.

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Una fotografia della festa del 2012 (vedi Photogallerye album)

Ci dirigiamo verso la Piazza passando sotto le volte a botte che sostengono la piazza terrazzata dove sorge il Palazzo dei Consoli costruito dal Gattapone.

Matteo di Giovannello Gattaponi (Gubbio, ca. 1300Gubbio, 1383) è stato un architetto italiano. Conosciuto anche, secondo diverse fonti, come Matteo di Giovannello, Matteo Giovannelli, Matteo Gattaponi, o anche semplicemente il Gattapone.

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Le volte a botte che sostengono la terrazza di piazza Grande

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Foto delle arcate di sinistra

Qualcuno non ce la faceva a salire, Erica ha consigliato di prendere l’ascensore che porta direttamente sulla piazza.

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La piazza vista dall’alto

Erica col gruppo invece va verso la fontana del Bargello o fontana dei matti se qualcuno ne ha voglia può prendersi la patente di matto facendo tre giri intorno alla fontana (come prendere la patente di matto) e acquisire così la cittadinanza eugubina.

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La fontana dei matti

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Scene al 1° Agosto alla fontana dei matti

Proseguiamo per via dei Consoli che porta, dopo una breve salita, nella Piazza Grande, potete qui osservare, e ce ne sono tante, ogni casa ne ha una, la famosa porticina del morto. Accanto alla porta centrale ce n’è un’altra leggermente sollevata dal suolo quella è la porticina del morto.

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La via dei Consoli

La porticina del morto

Se osservate la struttura degli edifici è prevalentemente romanica, con inserimenti di archi ogivali; tipica della città è la cosiddetta “porta del morto”, un’apertura più stretta e posta più in alto della porta principale, attraverso la quale, secondo la tradizione, si facevano passare le bare dei defunti. Molto più attendibile l’interpretazione secondo la quale queste aperture conducevano semplicemente all’interno delle abitazioni, poste al di sopra di fondi e botteghe: togliendo via, di notte, le scale di accesso, le case diventavano più sicure, persino nel fosco Medioevo. Una’altra possibile spiegazione potrebbe essere dovuta al fatto, meno nobile, che nel medioevo non esistevano impianti fognari e gabinetti come li conosciamo oggi, tutti usavano il pitale e al mattino tutti gettavano i liquami dalle finestre, dovendo accedere ai piani nobili si usavano quindi le scalette di legno che fungevano un po’ anche da zerbino, per pulirsi le scarpe, che potevano risultare insozzate da liquami maleodoranti.

Nei fioretti di Santa Chiara si racconta come Chiara fuggendo da casa utilizza proprio la porta del morto da dove si poteva uscire ma non entrare più. (Vedi questo sito e leggi il capitolo La Porta del morto: è il secondo), un altro sito da cui ho copiato l’immagine sotto riporta il fioretto e la versione in poesia di Danilo Tomassetti.

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Ed eccoci finalmente nella Piazza grande, il primo impulso é correre alla terrazza e guardare lo splendido panorama. (Guarda la visita virtuale della Piazza Grande).

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Vista panoramica dal terrazzo di Piazza Grande

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Palazzo dei Consoli in Piazza Grande

Piazza Grande rappresenta il centro di Gubbio, ed unisce idealmente i quattro quartieri della città: iniziata nel 1138, fu terminata soltanto nel 1483; dal suo terrazzo si gode la vista sulla città e su essa si affacciano alcuni tra i palazzi più significativi di Gubbio. Uno di questi è il Palazzo dei Consoli, che domina la piazza con la sua elegante mole; vide la luce nel 1332, ma nel 1341 la costruzione era arrivata fino al piano superiore, mentre per la Torre occorrerà attendere il 1389. Il parapetto della Piazza, che delimita il terrazzo ha preso il posto di un lungo loggiato innalzato nel 1508 ed abbattuto nel 1839. Nel Palazzo del Popolo, altrimenti noto come ‘Palazzo dei Consoli’, aveva sede nel Medioevo il parlamento eugubino. La Torre Campanaria si trova sullo spigolo sinistro e accoglie il ‘campanone’, che per gli eugubini ha un significato particolare; attualmente suona 61 volte l’anno e in ogni occasione si assiste ad un vero rituale con i campanari, facenti parte della Compagnia dei Campanari, in divisa grigia e rossa.

Nel Palazzo dei Consoli sono conservate le famose ‘Tavole Eugubine’, testimonianza della storia dell’antico popolo Umbro: si tratta di tavole bronzee risalenti tra il 200 ed il 70 a.C. ; nelle prime 4 e nella facciata A della quinta sono sono incise lettere di influenza etrusca, mentre nella facciata B della quinta e nelle ultime due sono incise lettere dell’alfabeto latino. Queste tavole rappresentano un supporto fondamentale allo studio del popolo umbro, anche perché contengono la descrizione delle cerimonie di carattere principalmente religioso, come non se ne erano mai visti sia in latino che in greco.

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Una delle tavole eugubine

Le Tavole eugubine (Tabulæ Iguvinæ) sono sette tavole bronzee rinvenute nel XV secolo nel territorio dell’antica Ikuvium (Gubbio), sulle quali è iscritto un testo in umbro, relativo a complessi cerimoniali di lustrazione ed espiazione della città. Le tavole furono vendute al comune di Gubbio nel 1456 e attualmente sono conservate nella cappella del Palazzo dei Consolia Gubbio.

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Il Palazzo Pretorio

Dato uno sguardo alla Piazza, Erica ci ha portato nei pressi del palazzo di fronte a quello dei Consoli il Palazzo del Pretorio, per spiegarci meglio la Piazza ed il Palazzo, detto dei Consoli in ricordo dei Consoli eugubini come i Priori a Perugia. Se date un’occhiata a questo palazzo vi accorgete che non è molto in sintonia con tutto il resto della piazza, anche se oggi è famoso per gli episodi di Don Matteo (nel palazzo è situata la caserma dei carabinieri).

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Il palazzo dei consoli

Se osservate la facciata è tripartita a lesene con finestre decorate a dentelli. Al di là del portale, potete poi dargli un’occhiata, la Sala dell’Arengo dove prima della corsa vengono esposti i ceri. Sotto è situato il Museo Civico del Palazzo dei Consoli Pinacoteca e Museo Archeologico con le tavole eugubine, sette tavole che parlano della vita degli Umbri, ritrovate nel 1500 nel teatro romano. I consoli, durante tutto il mandato, non potevano muoversi dal palazzo, qui avevano tutto l’occorrente per poter vivere due anni.

Un signore molto distinto che è li ad orecchiare quanto ci racconta Erica, si avvicina chiedendole se può dirci lui qualcosa sul palazzo: <Questo è l’unico palazzo con le palle, e se venite con me ve lo faccio vedere … Erica gli chiede “dove sono perché mi giunge nuova e sono curiosa” Lui addita le scale … Erica gli chiede: vicino alle scale a ventaglio … e Lui: noi non usiamo ventagli noi le mosche le scacciamo da noi … tutti lo seguiamo incuriositi ed effettivamente se osservate nella foto sotto ci sono 4 palle nell’angolo sotto l’architrave … L’uomo continua: “E se guardate bene c’è anche il simbolo della foglia di quercia che vuol dire fortezza, e un mascherone da giudice simbolo della giustizia … il che vuol dire che siamo omini forti, giusti e che c’abbiamo le palle” (fin qui tutto chiaro poi seguono sproloqui o cose non afferrate bene del tipo:) … avete visto la campanella sulla pinna del Bargello … la lingua aguzza ha messo a posto le cose, anche qui c’è un mascherone … questa è la casa di un garibaldino … le nostre donne sono onorate … i nostri antenati … il pensiero che vale dei nostri avi … l’unico palazzo con le palle … l’unico palazzo con le palle …

Una farneticazione unica, lo ringraziamo, lui si allontana, Erica ci dice: deve aver fatto ben più di tre giri intorno alla fontana del Bargello….

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Eccole le palle (sono quattro in fila nell’angolo sotto la prima cornicetta

Erica ci riporta ad osservare il palazzo, c’è all’interno un corridoio segreto con vista panoramica sottostante, poi ci addita la finestrella in alto sulla destra, con una grata di ferro, è quella dove venivano esposti i condannati.

Il palazzo di fronte invece, in stile neoclassico, è il Palazzo Ranchiasci, dove abita una contessa da sola. Il palazzo in effetti non esiste, c’è solo la facciata appoggiata sulle case preesistenti.

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Facciata del palazzo Ranchiasci

Il palazzo Ranchiasci si affaccia sulla Piazza Pensile e fu costruito sull’area già occupata dal Palazzo Galeotti e dalla Zecca di Gubbio. Anche se è di stile neoclassico bene si armonizza con i due colossali edifici trecenteschi e con tutto l’insieme architettonico, che forma la parte più nobile ed affascinante della città. Notevole è anche la facciata posteriore e la sontuosa villa, che si estende fino a porta Metauro. La costruzione fu disegnata ed eseguita dallo stesso proprietario Francesco Ranghiasci. Il palazzo aveva una Collezione d’Arte di gran valore ma nel 1882, parte fu messa all’asta e parte divisa tra gli eredi

Il palazzo del pretorio invece è rimasto incompiuto … per mancanza di soldi o per il ricambio degli amministratori.

Palazzo Pretorio si trova nel suggestivo scenario di piazza Grande di fronte a palazzo dei Consoli con il quale doveva costituire un organico insieme architettonico. Edificato durante la metà del XIV secolo su progetto del Gattapone, risulta incompiuto a causa del periodo di crisi economica in cui versò subito dopo il comune di Gubbio. La struttura venne alterata profondamente nel corso dei secoli; tra i pochi elementi originari ricordiamo la facciata con il bel portale sormontato da una lunetta. L’interno doveva essere suddiviso in tre piani sovrapposti con sale coperte da volte a crociera sostenute da un pilastro centrale che saliva fino al soffitto. Ampliato nell’Ottocento, tramite una struttura in laterizio che interrompe la cromia dei conci trecenteschi, è sede del Municipio. Nella sala del Sindaco si trovano due tele di F. Allegrini con Battaglie (XVII secolo).

Osservate anche il campanile romanico del Palazzo dei Consoli con il suo Campanone, il palazzo nasce come Cattedrale diventa Palazzo ducale con i Montefeltro.

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Il Duomo di Gubbio vedi anche visita virtuale Duomo e Palazzo Ducale e Duomo Panorama

L’attuale Cattedrale-Duomo è su un po’ più in alto ed è anche difficile arrivarci, da lì partono i ceri per arrivare alla Basilica di Sant’ Ubaldo.

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Il santuario di Sant’ Ubaldo

Sul Monte Ingino per le feste di natale viene addobbato l’albero di natale più grande del mondo.

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L’albero di Natale di Gubbio

Sulla strada principale potete osservare dei bei negozi, vi potete trovare di tutto dalle lenticchie di Castelluccio di Norcia, al tartufo nero, allo scorzone, se volete comperare qualche prodotto tipico vi consiglio di entrare alla Buca del tartufo. Osservate anche le ceramiche a lustro e quelle di Deruta. (vedi visita virtuale. Specialità enogastronomiche )

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Specialità gastronomiche

Poi Erica ci parla delle ceramiche a lustro (guarda immagini ceramiche a lustro) che sono diverse dalle ceramiche De Ruta (guarda immagini ceramiche deruta), nei negozi lungo il corso poi potete osservare alcuni negozi di ceramica e notare la differenza di lavorazione,

Di particolare rilievo è la produzione eugubina rinascimentale a lustro rosso e dorato della bottega di Mastro Giorgio Andreoli (XVI sec.). Si racconta che Mastro Giorgio nel 1500 aveva coniato questa ceramica che veniva cotta e ricotta dando luogo ad un fenomeno detto iridescenza, le famiglie nobili e i ricchi le ordinavano per i matrimoni con scene mitologiche classicheggianti.

Finita la “spiega” Erica ci lascia liberi per effettuare qualche compera, noi e altri del gruppo ne approfittiamo per fare una capatina alla Buca del tartufo e comperiamo un po’ di prodotti locali (coglioni di mulo, prosciutto toscano, caciotta, salamelle di cinghiale, cremine tartufate…). Diamo un’occhiata alle ceramiche , entriamo in un paio di negozi per cercare un lavafrutta, alla fine lo troveremo scendendo verso Piazza del Bargello. Salutiamo e ringraziamo la Erica poi prendiamo la via di ritorno verso il pullman, l’appuntamento è per le ore 18.

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Riprendiamo la via dei Consoli

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Via dei Consoli

Seguiamo stradine interne lungo il torrente poi ritroviamo tutti nella piazza del Mercato dopo un caffè e una sosta idraulica.

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Piazza del mercato dove ci aspetta il pullman

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L’anfiteatro romano

Dal Pullman riusciamo a intravedere i resti dell’anfiteatro romano e dare un ultimo saluto a Gubbio questa meraviglioso indimenticabile borgo medioevale che ci ripromettiamo di rivisitare.

Alla volta di Busto Arsizio seguendo la Flaminia fino a Fano e poi l’autostrada per Rimini, Bologna, Milano. Lungo la Flaminia vediamo dei cartelli che ci ridestano vecchissimi ricordi; Balse di Verghereto dove ci sono le sorgenti del Tevere e dove all’età di sette anni ero stato in colonia, poi non ero più capitato da queste parti.

Ho trovato su internet:

- Itinerario per scoprire i tesori di Gubbio

- Visite virtuali di GubbioLargo del Vescovado

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2 risposte a Visita guidata di Gubbio–23 Settembre 2012

  1. Totu ha detto:

    Certo è che sei un provocatore nato! apri e per prima cosa che vedi un bel Ristorante,pensa alla linea.A parte questo tutto molto bello ma dimmi Don Matteo l`hai incontrato.

  2. Giovanni Diani ha detto:

    Ha ragione tuo il amico Totu, che prendi la gente per la gola. Però noi presenti abbiamo pranzato senza pensare alla linea (e ripeterei volentieri l’errore). A quella ci si pensa sempre il giorno dopo. Comunque Antonio sempre grazie per la tua stupenda (anche se lunga) documentazione.
    Come ricorderai, per i problemi di mia moglie, la visita di Gubbio non ho potuto seguirla con le guide ma solo parzialmente e in forma privata. Pertanto ho approfittato del tuo lavoro per completare il giro. Grazie ancora Antonio e tanti saluti a te e Signora. Giovanni

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