Vacanza a Livigno–Mercoledì 17 Agosto 2011

Vacanza a LivignoMercoledì 17 Agosto 2011 (vedi un altro racconto)

Oggi andiamo in Val Nera (in livignese Val Neira, una delle valli di Livigno), fino alle cascatelle.

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Il blu la localizzazione orientativa del percorso

Sveglia alle ore 8:00, piccola colazione, preparativi, Gigi e Daniela vanno a prendere come al solito il giornale e il pane (oggi 12 francesini, prosciutto cotto e crudo e la birra per il picnic). Si esce da casa alle ore 9:00, fuori ci sono due gradi … prepariamo il tutto e si parte in macchina fino al parcheggio sulla strada per la Forcola, quasi all’ingresso della valle. Il parcheggio è quasi pieno, ci saranno altre persone che hanno fatto la nostra scelta.

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Verso la Val Neira

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                 Piccolo Laghetto                                            Piccola cascatella

Il percorso iniziale è pianeggiante, ma poi ci troviamo ad un bivio (il solito dilemma): andare a destra o a sinistra, i cartelli indicano per entrambi le direzioni la stessa destinazione, tempo di percorrenza a destra un’ora e 30, a sinistra un’ora e quaranta, lo zio si ricorda che bisogna andare a sinistra, io penso sia meglio andare a destra (se si impiega meno tempo sarà più corta e più facile!) imbocchiamo il sentiero a sinistra, ma prima del fiume incontriamo due signori seduti sul greto … per curiosità chiedo: per la cascata? … prendete qui a destra! E così ci ri-dirottano sul sentiero di destra … “te l’hu dì mi!” … e la zia Dodò: “tel disi mi perché lù ‘l voeur andà a sinistra, perché de chi a destra la ghè tropa genti” in effetti il sentiero di destra è più trafficato e i due sentieri seguono il fiume uno alla sua destra e corre quasi sul greto del fiume, l’altro quello a sinistra corre più in alto mi e sembrato che l’inerpicarsi del bosco sia più ripido, invece sarà esattamente il contrario, è più ripido e più stretto quello di sinistra che quello di destra che dopo una breve salita poi diventa pianeggiante e più largo … Dai faremo quello di sinistra al ritornocosì vediamo entrambi i sentieri sul fiume, incontriamo altri signori lungo il percorso, poi ci raggiunge una famigliola di toscani “Quanto tempo ci vuole per la cascata?” per farli ridere rispondo “solo dieci minuti” … e la zia: “per te ci vogliono sempre dieci minuti!”, poi facciamo un pezzo insieme fino alla cascata, sono molto simpatici, loro però si fermano noi invece proseguiamo per i laghetti della Valletta verso il Pizzo Paradisino, ma alle 11:30 Gigi dice “Non ce la facciamo a raggiungere il lago, ci conviene tornare indietro e fermarci per il picnic lungo il torrente”.

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                            La valletta                                                 Una cascatella

Per la Valletta lungo il sentiero c’è pochissima gente, ci raggiunge un gruppo di giovani toscani ben determinati a raggiungere il lago sotto la vetta del Paradisino. Si sentono spesso cinguettii di marmotte che però non vediamo, e … ho dimenticato il binocolo, (vengo redarguito per questo: “ l’ùnica roba che t’ hu dì de purtà, e ti te la desmenteghi!” discendiamo per un pezzo , poi troviamo, prima della cascata un’ansa del torrente dove seduti consumiamo i nostri tre panini a testa con prosciutto crudo e cotto e una lattina di birra che mettiamo al fresco nell’acqua del torrente … io mi lancio … tolgo la maglietta …. Speriamo di non scottarci ..

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                    Il Budda della Val Neira                                     Il ghiacciao del Paradisino

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                   Sotto al Paradisino                                          Sua maestà il Paradisino

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                         Il Trio in Val Neira                                           Il Duo Chierichetti

Per tornare alla cascata si potrebbe fare il percorso sulla destra … ma lo zio Gigi preferisce non abbandonare la strada nota … allora gli racconto questa storiella:

C’era una volta una coppia con un figlio di 12 anni e un asino. Decisero di viaggiare, di lavorare e di conoscere il mondo. Così partirono tutti e tre con il loro asino. Arrivati nel primo paese, la gente commentava: “Guardate quel ragazzo quanto è maleducato …lui sull’asino e i poveri genitori, già anziani, che lo tirano” Allora la moglie disse a suo marito: “Non permettiamo che la gente parli male di nostro figlio”. Il marito lo fece scendere e salì sull’asino. Arrivati al secondo paese, la gente mormorava: “Guardate che svergognato quel tipo …lascia che il ragazzo e la povera moglie tirino l’asino, mentre lui vi sta comodamente in groppa”. Allora, presero la decisione di far salire la moglie, mentre padre e figlio tenevano le redini per tirare l’asino. Arrivati al terzo paese, la gente commentava: “Pover’uomo !!! Dopo aver lavorato tutto il giorno, lascia che la moglie salga sull’asino, e povero figlio, chissà cosa gli spetta, con una madre del genere !!!” Allora si misero d’accordo e decisero di sedersi tutti e tre sull’asino per cominciare nuovamente il pellegrinaggio. Arrivati al paese successivo, ascoltarono cosa diceva la gente del paese: “Sono delle bestie, più bestie dell’asino che li porta, gli spaccheranno la schiena !!!” Alla fine, decisero di scendere tutti e camminare insieme all’asino. Ma, passando per il paese seguente, non potevano credere a ciò che le voci dicevano ridendo: “Guarda quei tre idioti; camminano, anche se hanno un asino che potrebbe portarli !!!”In conclusione: Ti criticheranno sempre, parleranno male di te e sarà difficile che incontri qualcuno al quale tu possa andare bene come sei. Quindi Vivi come credi. Fai cosa ti dice il cuore, fai ciò che vuoi, una vita è un’opera di teatro che non ha prove iniziali. Canta, ridi, balla, ama e vivi intensamente ogni momento della tua vita, prima che cali il sipario e l’opera finisca senza applausi. (Charlie Chaplin) Si dice che: “Ci vuole un minuto per notare una persona speciale, un’ora per apprezzarla, un giorno per volerle bene, ma poi tutta una vita per dimenticarla”.

E’ un altro modo di fare le tavole di verità, anche se il metodo delle tavole di verità è più esaustivo non trascurando nessuna delle combinazioni possibili, mentre nel racconto (vedi * ) ben tre combinazioni non vengono considerate.

Madre               Padre                       Figlio

1             0                           0                               0                                        Nessuno dei tre

2             0                           0                               1                                         Su il Figlio giù Padre e Madre

3             0                           1                                0                                         Su il Padre giù Figlio e Madre

4             0                           1                                 1                                         Su il Padre e il figlio giù la Madre                 *

5             1                             0                                0                                        Su la Madre giù il figlio e il Padre

6             1                              0                                1                                        Su la Madre e il figlio, giù il Padre               *

7             1                              1                                 0                                       Su la madre e il padre, giù il figlio                *

8              1                              1                                  1                                       Su tutti Madre, Padre e Figlio

E qualcuno potrebbe dire e l’asino dove lo mettiamo? Per ché non farlo diventare una quarta variabile e quindi portare le combinazioni a 16 anziché a 8 … Perché non considerare anche il caso che Padre, madre e Figlio prendano l’asino e lo portino? Gli esperti ci direbbero che abbiamo allargato il contesto includendo un’altra variabile che impone il rifacimento della tavola di verità! Ma la definizione del contesto ed il buon senso escludono questa possibilità (un asino è così pesante che anche tre persone robuste non penso possano sobbarcarsi l’onere di trasportarlo.)

Il raccontino e la digressione mirano a introdurre nel “corsettino filosofico” i concetti di CONTESTO e di PUNTI DI VISTA, in logica formale una proposizione è vera o falsa solo in un contesto ben definito e da un determinato punto di vista. Se si modifica il contesto o si cambia punto di vista la verità/falsità della proposizione potrebbe essere messa in discussione. La logica platonico-aristotelica, invece, spesso non è così rigorosa , fondando la verità/falsita sul metodo  dialogico fatto di parole, a volte ambigue, o con accezioni diverse per gli interlocutori, senza la pretesa di essere esaustiva, come nel raccontino, fino a toccare il paradosso dei sofisti che “con le stesse parole si può dimostrare la tesi e l’antitesi”.

Riprendiamo il cammino per ridiscendere alla cascatella, il sentiero è abbastanza ripido, ma ne vale la pena, in fondo per attraversare il torrente un ponte pensile che si attraversa tenendosi con le corde con entrambi le mani, sopra al ponte ovviamente la foto di rito, la cascata è molto bella, una breve sosta e poi si riprende il viaggio di ritorno.

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                Uomo temerario sul ponte                                  Alla cascata

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La Cascata

“Vedi se facevano l’altro versante magari era più facile”. Qualcuno fa rimarcare la differenza, invece quando facciamo gli scaloni riconosco che se facevamo l’altro sentiero per scendere alla Cascata, avremmo dovuto scendere e risalire questi scaloni impossibili. Riprendiamo la via del ritorno seguendo il sentiero di destra lungo il torrente che in effetti è molto più largo, più pianeggiante, anche se con molti passaggi con “pediluvi” e parecchio fango, (“avevi ragione zio Gigi! All’andata forse era meglio fare questo!”), ma questo fino al bosco dove il sentiero diventa più ripido ma per fortuna molto corto, fuori dal bosco siamo già in vista della strada che porta a Livigno, dove abbiamo lasciato parcheggiata la macchina cui perveniamo nel giro di una mezzoretta, c’è sul sentiero una deviazione del torrente per la costruzione di una piccola diga e di una mini centrale idroelettrica di cui vediamo il traliccio iniziale (capolinea) per il trasporto della corrente a valle. Arriviamo a casa per le 14:50 dopo aver percorso a piedi in Val Neira ben 7,8 km. Breve pisolino e poi al risveglio, ore 16:30, decidiamo di andare in centro … ma andiamo col BUS … non preoccuparti … alla fermata Carosello un sacco di gente aspetta il Pullman che è dato in arrivo fra sette minuti, “ci conviene andare alla prossima fermata” andiamo difilati alla fermata Placheda … il bus è dato in ritardo e anche qui un nugolo di gente … andiamo alla fermata di San Rocco … ma anche qui c’è un sacco di gente … ci conviene andare a piedi … ma no … ecco il bus, arriva e non è neanche eccessivamente pieno … così saliamo e scendiamo in centro … dobbiamo prelevare dei soldi al “banco matto”, lo zio Gigi vuole farsi una birretta al Festival della birra, la zia Dodò deve comperare qualche birra speciale per l’Andrea (lo pseudo-genero) che fa collezione di bottiglie di birra, Marisa deve comperare profumi e creme di protezione solare, Gigi vuole ripassare al negozio degli orologi, vorrebbe proprio prenderselo un cucù ma poi dissuaso … anche … un po’… dalla consorte … desiste, Daniela deve comperare una cassetta per Lucia. Intanto comincia a piovere, riprendiamo la via del ritorno, passando da negozio in negozio per curiosare, Io mi siedo con l’ombrello aperto su un cavallo a dondolo per bambini, all’esterno di un negozio anche per … vedere l’effetto che fa! Sguardi divertiti o esterrefatti: “Bella soluzione nèe? Ma la maggior parte “penso che pensi” che “i matt inn minga tuc in manicomi … né? Alla fine escono dall’ultimo negozio, la zia Dodò ha trovato la cassetta, si può riprendere la strada verso casa che raggiungiamo dopo aver fatto altri 3 km a piedi … Ma adesso bisogna preparare da mangiare, questa sera il menù prevede d’antipasto: polenta e salame o polenta e formaggio con vino bianco di cucina (ma dai derva na bela butiglieta de biancu de chel bun!); primo: “pipi e patati frijiuti” (peperoni e patate fritte) e affettato di salame crudo con vino sforzato della Valtellina; un po’ di frutta, così finiamo quel resto di Bardolino, e dulcis in fundo: “crucett’ ì ficu ‘mpurnati ‘ccu ri mienduli” (fichi secchi al forno a forma di crocette con le mandorle) con cioccolatini accompagnati da un buon bicchiere di bianco frizzante. Dopo il riassetto della cucina si riprende la Scala a 40, interrotta ieri sera, questa sera sembra la serata giusta per la Marisa, chiude per tre mani di fila ma poi lo zio Gigi ci sbatte fuori tutti. Nuova partita, dai ci devi credere … e invece sembra la volta buona per la zia Dodo’ continua a chiudere … e invece alla fine vinco io … Nooooo! non si può giocare con Voi! … ma è perché siete troppo fortunate in amore!. Una buona tisana, all’arancia per me, quella della buona notte (imbevibile) per loro e … quindi tutti a nanna … domani ci aspetta il Passo del Gavia.

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Una risposta a Vacanza a Livigno–Mercoledì 17 Agosto 2011

  1. Totu e la Sangiuvannisa scrive:

    Mi piace il Trio della Val Neira anziche il Budda.
    Mo capisco, perchè sono pochi quelli che si convertiscono al BUDDISMO.
    Però come CRISTO camminava sulle ACQUE, Budda sorvola il PONTE TIBETANO.

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