Visita guidata di Viterbo–Domenica 2 ottobre 2011

Visita guidata di Viterbo – Domenica 2 ottobre 2011

Alcune foto di viterbo Viterbo in cartolina Visita al Centro storico di Viterbo, Cenni storici

Storia di Viterbo Immagini di Viterbo La città di Viterbo oggi Vecchie foto di Viterbo

Si parte dall’Hotel ai Platani a Bolsena alle ore 8:15, l’appuntamento con la guida a Viterbo è alle ore 9:00, sale sul pullman, questa volta non al cimitero ”ieri ci siamo incontrati al cimitero per non farvi perdere tempo, oggi siete a Viterbo, la mia città”, ci da il benvenuto e il primo argomento è “Agricoltura e Turismo nella Tuscia viterbese “Un territorio di antica tradizione agricola che solo da poco si sta orientando decisamente al Turismo , poi riprende ad inquadrare la nostra visita da un punto di vista storico: Viterbo e la sua storia partendo dalla Storia degli etruschi, poi la Viterbo Medievale , e infine la Viterbo dei giorni nostri; a Viterbo c’è un aeroporto militare, siamo sulla via Cassia, la via Franchigena, per questo motivo durante l’ultima guerra mondiale fu bombardata e poi ricostruita in modo non oculato.

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Siamo nel piazzale del sacrario, una valle riempita con le macerie della guerra, erano due sponde collegate da ponti, un ponte è ancora sotto (il ponte Tremoli). Qui a Viterbo si vive bene, i viterbesi autoctoni sono pochi, noi per indole non diamo molta confidenza.

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Il colle di Ercole

Dobbiamo raggiungere il colle di Ercole dove nel VII sec a.C. nasce la città etrusca, dopo la caduta dell’impero romano 476 d.C. e la calata dei Barbari, nel 1500 fabbricata verso nord sulla rocca la sede del museo nazionale etrusco del 1300,

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stiamo attraversando via Valle Piatta e via Della Pescheria che era la via principale, ce lo dice questa piccola chiesa, Santa Maria della Salute

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Mastro Fardo di Ugolino volle questa chiesa , la zona era abitata da una comunità ebraica da convertire c’era una casa di prostituzione (chiesa mausoleo del notaio) di proprietà dell’Albo dei Notai e Avvocati, il portale un raro esempio di arte gotica opera di Lorenzo Maitani quello del Duomo di Orvieto…

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siamo in Piazza del Plebiscito o del Comune (1250) prima c’era solo la chiesetta di Sant’ Angelo in Spata con un campanile, (vedi anche foto e visita virtuale) col monumento funebre della Bella Galiana.

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                           Sant’ Angelo in Spata                          Sarcofago della Bella Galiana

Dove oggi c’è la Piazza del Plebiscito (vedi anche scheda della provincia) c’era una volta il cimitero della chiesa di Sant’Angelo, cominciarono prima a costruire la casa del Podestà Giudiziario con la torre che viene riedificata nel 1400,

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poi il Palazzo dei Priori (Palazzo comunale) del 1400, Sisto IV Della Rovere da i soldi, doveva essere il palazzo destinato al governatore pontificio – notate le finestre a croce guelfa.

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     La Torre da via Roma                                          Corso Italia

Via Roma e Corso Italia sono le strade per il passeggio cittadino. Il Palazzo dei Priori apre al pubblico alle ore 10:00 per la visita (non abbiamo tempo per la visita, interessante la Sala Regia (o Erculea), la Via centrale è via Cavour

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Palazzo dei Priori Sala Regia o Erculea                      Via Cavour e via Saffi

Altri personaggi storici che hanno attinenza con Viterbo:

I Farnese (Breve profilo storico della famiglia) Paolo III Farnese un Papa Casa e Chiesa, un viaggio tra i Farnese e i Cateani

Una storia rinascimentale, seconda metà del 1400 e prima metà del 1500, riguarda la famiglia Farnese, da Luigi Farnese, condottiero, e da Giovanna Caetani, detta Giovannella , una nipote di Bonifacio VIII Caetani,

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                      Bonifacio VIII, Caetani                                              Papa Paolo III, Farnese

nascono: Angelo, Alessandro (il futuro Papa Paolo III), Giulia (la bella, amante di Papa Alessandro VI Borgia 1492 – 1503) e Girolama.

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                           Papa Alessandro VI                              Giulia la bella (Farnese)

Una storia intrecciata di figli illegittimi del Papa (Lucrezia e Cesare Borgia) e amori illeciti con la bella Giulia messa nel suo letto dalla Suocera in combutta con la madre Giovannella;

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                              Cesare Borgia                                         Lucrezia Borgia

Giulia era sposa ad un Orsini (Orso Orsini figlio di Ludovico e di Adriana de Mila cugina del Papa Alessandro VI). Storia di donne e di potere o se volete di Tiare (2 papi) e di gonnelle (2 donne che giocano un ruolo non marginale per quel periodo storico).

Dal rinascimento al Barocco (Donna Olimpia Maidalchini)

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Donna Olimpia Maidalchini

Prendono avvio i Farnesi dal Farnetum (querceto) di Castro, la città di Castro distrutta e rasa al suolo, sembra per volere di un’altra figura femminile di queste terre Olimpia Maidalchini (1591 -1657), cui si deve la costruzione delle bellissime fontane del Bernini in Piazza Navona a Roma.

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                       Fontana del Moro                                              Fontana dei 4 Fiumi

Olimpia Maidalchini , (la Papessa o la Pimpaccia) era stata messa in convento, accusò il Padre Spirituale di averla infastidita, così fuoriuscì; Olimpia si sposò in giovane età con Paolo Nini, un facoltoso benestante che la rese vedova dopo solo tre anni di matrimonio; coniugata in seconde nozze con il principe Pamphilio Pamphilj molto più vecchio di lei, entrò nella nobiltà romana; con l’elezione al soglio pontificio di suo cognato Giovanni Battista Pamphili con il nome di Innocenzo X, acquisì grande potere e ingenti ricchezze, tanto da essere chiamata ironicamente la papessa;

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Innocenzo X, Pamphili

Olimpia assunse la figura del Cardinal nepote, amica del Bernini e del Borromini, tutta Roma la derideva … la famosa frase del PasquinoChi dice donna, dice danno – chi dice femmina, dice malanno – chi dice Olimpia Maidalchina, dice donna, danno e rovina. Si dice che il Bernini, per ottenere la commissione della realizzazione della fontana dei quattro fiumi in Piazza Navona a Roma , da Innocenzo X, regalò un modello in argento dell’opera, alto un metro e mezzo, alla cognata del Papa Donna Olimpia Maidalchini la quale, particolarmente avida, convinse il pontefice a concedere il lavoro appunto al Bernini che, così facendo, spiazzò la concorrenza del Borromini[1]. L’episodio sembra essere stato alla base della proverbiale rivalità tra i due grandi del Barocco romano. La presenza di Olimpia (ed il suo supporto economico) accompagnò la carriera del cognato Giovanni Battista Pamphilj fino al conclave ed oltre il soglio di Pietro, e non fu una presenza discreta: tutta Roma (a cominciare da Pasquino) parlava e sparlava di come Donna Olimpia apparisse molto più legata al cognato che al marito, di come chiunque volesse arrivare all’ecclesiastico Pamphilj[1] dovesse passare attraverso la cognata, e di come costassero cari i suoi favori. È certo che, così come era stata la principale artefice dell’elezione a papa del cognato, quando questa fu conclusa Olimpia divenne la dominatrice indiscussa e assoluta della corte papale e di tutta Roma. La sua influenza sul cognato pontefice era tale che ogni decisione importante era comunque sotto il suo vaglio. Fu lei a consigliare il Papa Innocenzo X a Radere al suolo Castro.    (Vedi Antica castro città morta).

Federico II e Viterbo

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                   Federico II (Stupor mundi)                         Santa Rosa (Stupor verginalis)

Un’altra grande donna di queste terre è Santa Rosa (vedi anche la vita di Santa Rosa). È il XII secolo il periodo in cui Viterbo, libero comune, si assicura il possesso di numerosi castelli: in tal senso la protezione di Federico I (presente nella città nel 1162), e il suo riconoscimento del comune viterbese, conferisce legittimità alla sua politica di espansione. Nel 1172 viene distrutta la città di Ferento il cui simbolo (una palma) viene aggiunto a quello di Viterbo (il leone) emblema tuttora vigente, attorno al 1190 viene assediata Corneto (odierna Tarquinia), l’imperatore attacca Roma con l’esercito viterbese. Il districtus del comune aumenta considerevolmente. Ulteriore elemento che accresce il prestigio e l’importanza politica di Viterbo, è la sua elevazione a cattedra vescovile nel 1194 ai danni di Tuscania, la cui precedente predominanza nella Tuscia romana viene meno. All’inizio del XIII secolo la città viene inserita nell’orbita papale, soprattutto con il disegno di Innocenzo III, che tentò di costituire uno stato territoriale:

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Innocenzo III approva la regola francescana

Viterbo nel 1207 ospitò il Parlamento degli stati della Chiesa. Tuttavia, insofferente per la presenza papale, la città invocò la protezione di Federico II: si apre così fino al 1250 circa un periodo di lotte interne tra guelfi (la famiglia dei Gatti) e ghibellini (i Tignosi). Si inserisce in questo contesto di aspre lotte civili e religiose la vita della più illustre figlia di Viterbo: Santa Rosa da Viterbo, che visse tra il 1233 e il 1251. Si ricordano non solo suoi miracoli in vita e post mortem, ma anche, benché fosse giovanissima, morendo ad appena 18 anni, la sua coraggiosa predicazione contro gli eretici e i ghibellini, che animò i viterbesi a resistere contro l’assalto dell’esercito di Federico II. “lo Stupor verginalis ottenebrò dunque lo Stupor Mundi.” (Vedi “la Crociata retoria” e anche Anticristo o novello Messia?). Ma Federico II, che teneva molto a Viterbo , stava facendo costruire anche un palazzo, fu tradito dal popolo viterbese sostenuto da Santa Rosa che perorava la causa dei Guelfi. A proposito del tradimento di Viterbo vengono attribuite e Federico II diversi detti:

S’avesse bevuto tutto il sangue dei viterbesi la sua vendetta non si sarebbe placata”

Morendo vorrebbe che le sue ossa , se fosse possibile, si levassero dal sepolcro per distruggere Viterbo, e se avesse già un piede in paradiso lo ritrarrebbe fino a che non avesse assaporato nella sua pienezza la vendetta contro i viterbesi, saziandosi del loro sangue e con le proprie mani incendiando e demolendo la città”

“Se tutti i flagelli si scagliassero contro Viterbo non placherebbero la mia sete di vendetta!

Perché è qui che comincia la sua parabola discendente e quindi la sua rovina. Il fallito assedio di Federico II nel 1243 con la grande vittoria dei viterbesi, guidati dal cardinale Raniero Capocci, (Vedi Raniero Capocci l’irriducibile nemico di Federico II) sull’esercito imperiale e il conseguente successo dei Guelfi, sancisce per la seconda metà del XIII secolo la definitiva politica filo-papale: la famiglia dei Gatti monopolizza le cariche municipali e i pontefici scelgono Viterbo come sede papale. L’episodio discriminante, che attira l’attenzione su Viterbo, è l’elezione papale del 1268-1271 che portò Gregorio X al soglio pontificio: i cardinali che dovevano eleggere il successore di Clemente IV si riunivano inutilmente da quasi 20 mesi, quando il popolo viterbese sdegnato di tanto indugio, sotto la guida del Capitano del popolo Raniero Gatti, giunse alla drastica decisione di chiudere a chiave i cardinali nella sala dell’elezione (clausi cum clave), nutrirli a pane e acqua, e scoperchiare il tetto lasciandoli esposti alle intemperie, finché non avessero eletto il nuovo Papa; alla fine i cardinali scelsero il piacentino Tedaldo Visconti, che era arcidiacono di Liegi (quindi neanche prete), ed in quei giorni si trovava in Terra Santa per la nona crociata. Il nuovo papa prese il nome di Gregorio X, (1272), e, vista la bontà della “clausura”, stabilì con la costituzione apostolica Ubi Periculum che anche le future elezioni papali avvenissero in una sede chiusa a chiave: era nato il Conclave! Dal 1261 al 1281 in Viterbo si tennero ben cinque conclavi. Nell’ultimo di questi il popolo sobillato da Carlo d’Angiò, irruppe nella sala del Conclave e mise al carcere duro il cardinale Matteo Rubeo Orsini, protodiacono. Il nuovo papa che uscì da questo conclave funestato dall’invasione del popolo viterbese fu un francese, il cardinale Simon de Brion, proprio come voleva Carlo d’Angiò. Martino IV, appena eletto, anziché ringraziare i viterbesi che, mettendo in difficoltà i cardinali della famiglia Orsini, avevano favorito la sua elezione, lancerà sulla città di Viterbo un pesante interdetto e l’abbandonerà in fretta e furia con tutta la corte pontificia, senza peraltro tornare a Roma, come molti auspicavano, ma recandosi a Perugia, dando inizio così al periodo di cattività o periodo Avignonese. Per inquadrare la storia leggi anche: La lotta tra Papato e Impero coinvolge la Tuscia.

Un’altra Santa Viterbese è Santa Giacinta Marescotti di Vignanello che fece nascere una confraternita laicale, detta dei Sacconi, col fine di elemosine e di soccorsi ai poveri. Figlia di un conte e di una principessa romana (Ottavia Orsini). (vedi anche su Pagine cattoliche)

Un’altra storia di donna viterbese è quella della Bella Galiana di cui avete visto il sarcofago in piazza Plebiscito, è una storia dell’ XI secolo: Un nobile romano la chiede in sposa , ma lei è già morosa , rifiuta la proposta , questi prima tenta di rapirla poi cinge d’assedio Viterbo con un piccolo esercito e all’ennesimo rifiuto chiede almeno di vederla per poterla convincere e al suo rifiuto insistente la trafigge con una freccia.

Siamo giunti ora alla Chiesa del Gesù , semplice romanico, campanile a vela 2 sculture trovate e poste sul frontone della chiesa, questa era la prima piazza civica. In questa chiesa si verifico un famoso fatto di sangue: era la mattina del 13 marzo del 1271. Enrico di Cornovaglia, che era venuto a Viterbo insieme a tanti altri delegati per il conclave, stava ascoltando la messa nella Chiesa di San Silvestre (oggi Chiesa del Gesù). Entrarono in chiesa Guido e Simone di Monfort che volevano ucciderlo per vendicare la morte del loro padre Simone IV di Montfort. Quando il giovane Enrico si accorse di loro, corse verso l’altare, perché pensava che lì non l’avrebbero toccato. I due fratelli, invece, non si fermarono e colpirono a morte lui e due persone che avevano tentato di proteggerlo. Presero, poi, il corpo della loro vittima e lo trascinarono fino sulla porta della chiesa. Dante Alighieri, nell’Inferno Canto XII, lo collocò tra gli assassini nel VII cerchio, immerso fino alle spalle nel sangue bollente del Flegetonte, isolato rispetto agli altri dannati per la ripugnanza della sua crudeltà.

Per citarlo Dante non usa nemmeno il suo nome, ma fa un’articolata perifrasi:

 

« Colui fesse in grembo a Dio / lo cor che ‘n su Tamisi ancor si cola »

(Inf. XII 119-120)

Si deve intendere come colui che durante una funzione religiosa trafisse il cuore che ancora sul Tamigi è venerato (voce del verbo “colare” secondo l’italiano antico) oppure cola perché non vendicato (secondo i chiosatori moderni). Giovanni Villani infatti riportava come il cuore di Enrico fosse stato posto in un’urna dorata sul Ponte di Londra.

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                        Chiesa del Gesù                                       Torre del Bergognone

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     Santa Maria Nuova                            Il trittico                                       Il cortile

Siamo alla chiesa di Santa Maria Nuova , da quel balconcino in pietra (pulpito) attaccato all’angolo della chiesa, ha predicato san Tommaso d’Aquino.  Anche in questa chiesa ci sono due opere molto importanti: una Crocifissione e una Madonna con Bambino. Sull’altare un dipinto del Salvatore che benedice. Il dipinto si chiama “trittico” perché è formato da tre tavole unite insieme ben custodite sotto il vetro e ciò ti fa capire la sua importanza. Anche questo dipinto ha una storia. Un’antica cronaca del 1283 racconta il suo ritrovamento. Due contadini, loseffo de lo Croco e loanne de la Cipolla stavano arando il campo di lulio de la Chierichera. Ad un tratto i loro buoi si fermarono e non volevano più andare avanti. Uno dei due contadini si accorse allora che l’aratro era stato bloccato da una grossa cassa di pietra. Dentro c’era l’immagine del Salvatore. Sei preti di Santa Maria l’andarono a prendere e la portarono fino alla Chiesa. Ogni anno, il 14 di agosto, si svolge una processione per ricordare questa storia. Nella navata centrale un altare di peperino del 1100. Interessante il cortile (chiostro) che le sta a fianco: è un importante monumento longobardo restaurato di recente.

Via dei Pellegrini , la strada che collegava piazza del Gesù, che era il centro della vita cittadina con piazza San Lorenzo che era il centro della vita religiosa. Quella lapide attaccata al muro della casa dice che qui c’era, nel Medioevo, una casa per i pellegrini, cioè per quei viaggiatori che si spostavano da un luogo religioso a un altro.

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Fontana in Piazza della Morte (a fuso) perché qui aveva sede la Confraternita della buona morte (vedi La peste bubbonica del 1348). La Fontana della Morte, situata nell’omonima piazza, è tra le più antiche di Viterbo, essendo stata costruita nel Duecento. La piazza presenta anche notevoli edifici, quali il Monastero di San Bernardino, la Chiesa di Santa Giacinta Marescotti e la duecentesca Loggia di San Tommaso. In quest’ultima ha sede il Museo della Confraternita dell’Orazione e della Morte, un’associazione religiosa da cui la piazza prende il nome.

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Ponte etrusco, anche la strada sotto è etrusca (via Sant’ Antonio e ospedale di Sant’Antonio con affreschi del 1300. Sul ponte fra due valli: Palazzo Farnese a fianco del ponte, secondo la tradizione trascorse qui l’adolescenza il Papa Farnese, Giulia la Bella e il fratello.

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Palazzo Farnese al di là del ponte

Quello a destra è il Palazzo Farnese con le belle finestre a bifore! Si chiamano bifore perché ognuna di esse ha due aperture, divise da una colonnina centrale, quei grossi massi a destra e a sinistra sono i resti delle mura della città al tempo degli etruschi e dei romani.

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Via San Lorenzo e le vecchie mura  Dimora del Valentino      Palazzo pontificio e loggia

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                                   Il Campanile                                              La loggia

Via San Lorenzo e Piazza San Lorenzo, qui comincia l’avventura della città di Viterbo, maltrattata da una amministrazione non attenta.

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Dimora di Valentino della pagnotta                      Cattedrale di San Lorenzo

Sul lato meridionale della piazza si erge la Dimora di Valentino della Pagnotta, edificio del XIII secolo così denominato dal nome del priore che nel 1458 lo acquistò. Una scalinata di tre gradini dà accesso ad un portico a due fornici con altrettanti archi a tutto sesto, separati da una colonna, mentre la zona del piano superiore presenta una facciata arricchita da due finestre bifore. Il palazzo fu danneggiato dai bombardamenti del 1944 ma venne ricostruito esattamente com’era in origine. La Cattedrale assunse una significativa importanza nella seconda metà del XIII secolo, allorché essa ed il vicino Palazzo dei Papi divennero sede del papato.

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Tomba onorifica di papa Giovanni XXI conservata nella cattedrale di Viterbo

Due papi furono sepolti nella Cattedrale: Papa Alessandro IV (1199 – 1261), al secolo Rinaldo di Jenne, rifugiatosi a Viterbo temendo la cattura da parte di Manfredi di Sicilia, la cui tomba è andata perduta[2] e papa Giovanni XXI (1210 – 1277), al secolo Pedro Julião, unico papa di origini portoghesi[3], che morì dopo essere rimasto vittima di un grave incidente nel Palazzo papale: la volta del suo studio gli crollò addosso, probabilmente per un difetto di costruzione. San Lorenzo doveva essere il Santo Patrono di Viterbo, ma poi arriva Rosa, Santa per acclamazione di popolo, patrona per acclamazione e San Lorenzo diventa co-patrono. Lo sviluppo di mura diventa sempre più esteso… (interruzione: un camion della spazzatura nella piazza con il suo insopportabile rumore ci perseguita.)

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Palazzo dei Papi e logge delle benedizioni

Il lato nord della piazza è dominato dalla Loggia del Palazzo dei Papi, allungata e ricostruita nel 1266 con l’erezione di Viterbo a sede papale. La Loggia mette in comunicazione il Palazzo dei Papi vero e proprio, in particolare la Sala del Conclave, con i fabbricati del lato est della Piazza.

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Il Palazzo dei Papi e la Cattedrale visti dal basso (con merlature guelfe)

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Portale del Duomo – 3 portali

Nella controfacciata, Madonna con Bambino porgente l’anello delle nozze mistiche a Santa Caterina.

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L’attuale facciata contrasta decisamente con gli edifici circostanti, di origine e stile medievale, poiché oltre a non essere costruita in pietra come quelli, è disegnata in stile rinascimentale, per volontà del cardinale Gambara (1533 – 1587), vescovo della diocesi di Viterbo dal 1568 al 1580, che diede corso alla trasformazione della cattedrale.

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L’interno è a forma basilicale a 3 navate , separate da due ordini di colonne collegate da archi a tutto sesto e dotato di un pavimento cosmatesco, fu rimaneggiato nel secolo XVI, quando furono aperte nelle pareti laterali dieci cappelle: questo comportò la perdita degli affreschi murali dipinti sui muri, demoliti per far posto alle cappelle stesse. La navata centrale, è molto alta, la volta a botte decorata nel 1681 da Urbano Romanelli che impedì la vista della capriata decorata, attualmente visibile. Gran parte di queste modifiche è stata poi rimossa dopo la seconda guerra mondiale: l’esplosione di una bomba caduta nella cattedrale durante un bombardamento del 1944, infatti, produsse ingenti danni ed il successivo restauro fornì l’occasione per riportare gran parte dell’interno della chiesa al presumibile impianto romanico. Otto delle dieci cappelle vennero così murate insieme con la parte absidale. Questa cattedrale è più grande perché e sede vescovile, stile romanico del 1600 , ebbe qualcosa di BAROCCO , poi tolto in fase di ristrutturazione.

Dante passando da Viterbo trova solo torri e fumo che esce dalla terra. Il miracolo del 1320 dalla Madonna Liberatrice : il cielo era infestato da demoni , andavano in una grotta dove c’era una Madonna con Bambino, per le preghiere della gente, venne un vento fortissimo che spinse i demoni nel bulicame.

Il Bullicame (anticamente Bulicame) è una sorgente di acqua sulfurea calda (circa 58 C), sita appena fuori Viterbo, nelle vicinanze dell’aeroporto. La sorgente è documentata fin dal primo Medioevo, quale punto di passaggio lungo la Via Francigena. In particolare nell’itinerario di Sigerico, Arcivescovo di Canterbury, essa rappresentava la VI tappa (Mansio) in uscita da Roma e la località era definita Sce Valentine. L’emergenza è anche citata da Dante:

 

« Tacendo divenimmo la ‘ve spiccia/fuor della selva un picciol fiumicello,/lo cui rossore ancor mi raccapriccia./Quale del Bullicame esce ruscello/che parton poi tra lor le peccatrici,/tal per la rena giù sen giva quello./Lo fondo suo ed ambo le pendici/fatt’era ‘n pietra, e margini dallato »

 

(Dante, Inferno – canto XIV)

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Giovan Francesco Romanelli – Sacra Famiglia,

Nelle cappelle dei Santi Martiri e di Santa Lucia resta ancora qualcosa di Barocco. In fondo a sinistra sepoltura di Enrico di Cornovaglia,

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sepoltura di Giovanni XXI (Pietro Ispano),

Sepoltura di Alessandro IV (tomba mai trovata) (stavano arrivando gli eretici) , c’è un ragazzo spagnolo, Alberto Pichardo Gallardo, che intende fare indagini , secondo Lui dovrebbe essere sepolto sotto l’altare maggiore – ci ha messo del suo ma adesso non ha più soldi. Anche Clemente IV venne inizialmente sepolto nella Cattedrale di Viterbo, quindi, come da lui stesso indicato, nella chiesa domenicana di S.Maria in Gradi in un bel monumento funebre, opera dello scultore Pietro di Oderisio; peraltro la tomba di Clemente IV ebbe nei secoli molte vicissitudini: fu più volte spostata, profanata, insozzata (anche ad opera dei connazionali francesi napoleonici), finché nel 1885 venne trasferita nella francescana Basilica di San Francesco alla Rocca, ove si trova tuttora, vicino alla tomba di papa Adriano V.

Fra le opere nella Cattedrale: un dipinto del pittore marchigiano Carlo Maratta (1625 – 1713) raffigurante San Lorenzo con i poveri . il Portale in bianco è di del Maestro Roberto Joppolo (vedi discorso inaugurale del vescovo, oppure Tre porte nuove in Cattedrale), con storie del vangelo, storie di Santa Rosa e cardinali in conclave.

All’esterno, l’unica opera originale visibile è il campanile, formato nella parte alta da strati segnati da doppie bifore e da fasce policrome orizzontali che alternano il bianco del locale travertino e l’azzurro del basalto.

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A Viterbo inoltre abbiamo una serie di storie legate a particolari luoghi come: il Santuario della madonna della Quercia , fra Viterbo e Bagnaia , con la Storia della Madonna della quercia; San Martino al Cimino, di cui Donna Olimpia diventa principessa; le Grotte di Santo Stefano, le origini di Grotte Santo Stefano hanno inizio con la distruzione di Ferento, avvenuta nel 1172 ad opera dei viterbesi e dei cellenesi che vedevano la ricca città romana come rivale poco gradita. Civita di Bagnoreggio e Bagnoreggio patria di San Bonaventura il Doctor Seraphicus, che insegnò alla Sorbona di Parigi e fu amico di san Tommaso d’Aquino, suo il famoso Itinerario della mente a Dio

Nel medio evo Viterbo contava circa 80.000 abitanti, mentre la grande Roma ne contava solo 20.000 circa ed era grande la conflittualità tra Roma e Viterbo, (la Tuscia perché i romani chiamavano Tusci gli etruschi.) Quando i romani vinsero , la Patarina (la campana civica) furono costretti a consegnarla ai romani vincitori che la issarono sul Campidoglio sul palazzo Senatorio.

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La Patarina al Palazzo Senatorio in Roma

La campana è uno strumento rituale di incredibile antichità: far suonare una campana scatena vibrazioni che hanno potenti effetti, a seconda del volume, del tono, e del materiale di costruzione. Si suona per allontanare gli spiriti e gli incantesimi malvagi, per fermare le tempeste, o per evocare energie buone (messa in uno stipo o appesa sulla porta custodisce la casa). A volte si suonano le campane nei rituali per segnarne le varie parti e per segnalare l’inizio o la fine di un incantesimo, ad esempio durante la messa il suono della campanella annunciava l’inizio e la fine della consacrazione.

Martino IV una volta eletto lancia la scomunica (un interdetto) sulla città che si era sollevata in tumulto, e se ne va a Orvieto dando così l’avvio alla cattività avignonese, a Viterbo non verrà più nessuno , Viterbo era vituperata da tutti per far ritornare la gente qui a Viterbo furono concesse alle chiese viterbesi le stesse indulgenze delle chiese romane.

E siamo al Palazzo dei papi di Viterbo … ah se queste pietre potessero parlare!

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Viterbo è stata la sede del papato per 24 anni, dal 1257 al 1281, e per questo si è meritata l’appellativo di Città dei Papi. La scelta di papa Alessandro IV di trasferire la Curia Romana a Viterbo, nel 1257, fu dettata da motivi di ordine politico e militare: era il tempo della crisi tra papato ed impero (vedi anche papato e Impero nel Medioevo), delle lotte tra guelfi e ghibellini (vedi anche Storia di una lotta durata oltre duecento anni), a Roma era stato eletto senatore il ghibellino Brancaleone degli Andalò, che successe al guelfo Emmanuele di Madio, ed il clima per il papa era diventato estremamente ostile. La scelta del capoluogo della Tuscia come residenza dei papi testimonia del prestigio che la città aveva acquisito in quel tempo. Dopo Alessandro IV scelsero di restare a Viterbo i papi Urbano IV, Gregorio X, Giovanni XXI, Niccolò III ed infine Martino IV, che volle trasferirsi ad Orvieto nel 1281. La residenza del Pontefice venne stabilita nel Palazzo vescovile che, per l’occasione, fu ampliato ed adeguato alla magnificenza e solennità richiesta ad una sede papale. Il complesso, che rappresenta il simbolo della Viterbo Medioevale, è oggi conosciuto come Palazzo dei Papi ed ha subìto numerosi rimaneggiamenti nel corso dei secoli. Altri motivi che spinsero i Papi fuori Roma furono le continue pestilenze, il palazzo di Viterbo e famoso per il conclave più lungo della storia che durò un anno e mezzo , i viterbesi stanchi di mantenere i cardinali ed il loro seguito li chiusero con chiavi (cum clave), scoperchiarono il tetto (così lo spirito santo poteva entrare) e li vessarono mettendoli a pane e acqua, successe nel mese di giugno e il papa fu eletto a settembre. I Cardinali minacciarono la scomunica dal palazzo discoperto, scomunica che firmarono tutti i cardinali.

L’ultimo papa Martino IV quello che morì per il troppo bere vernaccia e mangiare le anguille del lago di Bolsena, Dante lo incontra nel Purgatorio nel girone dei golosi?

« …ebbe la Santa Chiesa e le sue braccia:
dal Torso fu, e purga per digiuno
l’anguille di Bolsena e la Vernaccia »

(Dante Alighieri, Divina commedia, Purg., XXIV, 21-24)

   
       

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La Loggia delle benedizioni (oltre al papa poteva accogliere fino a 19 cardinali)

Adiacente al Palazzo dei Papi è la Loggia, una realizzazione gotica con una struttura che la rende simile ad uno splendido tessuto ricamato di pietra. La loggia, detta delle Benedizioni (ad essa si affacciava il Papa uscendo dalla Sala del Conclave), si apre sul lato della piazza con un gioco di archi sorretti da slanciate colonnine. Al centro si contano tre archi a tutto sesto ed ai lati due mezzi archi, terminanti al colmo con i muri rispettivamente del Palazzo (sinistra) e della curia (destra). A questi se ne intrecciano altri tre, per cui l’effetto è quello di sette aperture a sesto acuto poggianti su sei colonnine, con archi trilobati. Lungo tutta la parte superiore degli archi corre una trabeazione la cui fascia inferiore è arricchita da formelle quadrate recanti simboli cittadini, imperiali e papali. La parte piana della loggia è costituita da un ballatoio al centro del quale è posta una fontana del XV secolo, ornata al bordo del catino con simboli della famiglia Gatti. Sul catino insiste una vasca superiore coronata di getti a forma di testa di leone e sormontata al centro da un pinnacolo.

Al numero 8 della Piazza il Museo del Colle del Duomo di Viterbo, a destra e a sinistra ritornando in via San Lorenzo potete osservare resti delle Fortificazioni etrusche

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Piazza S. Carluccio e ristorante La Zaffera con Pizzeria San Bernardino

Il Ristorante La Zaffera si trova in un monastero del XV secolo, nel quartiere medievale San Pellegrino. Prende il suo nome dall’antica tradizione della ceramica artistica della Tuscia. La “zaffera” è una anfora dalla linea corposa e contraddistinta da una particolare colorazione blu scuro. Oggi la struttura e stata restaurata recuperando tutto lo splendore dei luoghi antichi. La sala capitolare e la biblioteca sono adibiti a ristorante. Viterbo era una città medievale fortificata per difendersi dall’esterno e fortificata per difendersi dall’interno l’interno (ghelfi contro ghibellini) qui c’erano 297 torri di famiglie diverse, dalle torri si guardava quel che succedeva , i merli a coda di rondine (ghibellini), i merli quadrati (guelfi)

Piazza Scaccia Ricci (benefattore della città) balconcini (e giulietta e Romeo?) Sono i profferli

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Piazza S. Pellegrino, nel Quartiere di San pellegrino, è stata ricostruita la magione dei templari, nel Palazzo degli Alessandri alleati con i Gatti (Romeo Gatti fece costruire)

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                     Piazza San Pellegrino                                    Palazzo degli Alessandri

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              Profferlo nel quartiere di San Pellegrino                  Profferlo in via Saffi

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Chiesa di San pellegrino

Altri profferli visti lungo le strade (profferlo da profferire)

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Città sotterranee nelle città medievali per nascondersi in caso di attacco o per fuggire, a Viterbo c’è una città sotterranea con ingresso in piazza della Morte, anche al Museo Nazionale etrusco e nella Rocca Albornoz ci sono camminamenti sotterranei. La Rocca fu eretta per volere del cardinale Egidio Albornoz nel Trecento, per fare fronte alle esigenze difensive ed allo stesso tempo per accogliere il Pontefice. Lo stile della costruzione odierna semplice e duro è invece frutto dei numerosi rimaneggiamenti subiti nei secoli e per volere dei Papi che vi risiedettero. La loggia aperta sulla facciata fu inserita intorno alla prima metà del Cinquecento sotto Paolo III, mentre nel 1475 Papa Sisto IV volle creare il cortile. Nella Rocca trovarono rifugio dai Turchi i Cavalieri di Rodi, accolti nel XVI secolo da Papa Clemente VII. A metà Settecento lo Stato Pontificio convertì la Rocca in brefotrofio, poi , dalla metà del secolo successivo, divenne dapprima una caserma per le truppe papali, per quelle dello Stato Italiano poi. Attualmente in Rocca Albornoz hanno sede la Soprintendenza Archeologica e il Museo Nazionale Etrusco di Viterbo.

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Museo Nazionale etrusco e rocca Albornoz

La macchina di Santa Rosa

La Macchina di Santa Rosa è una torre illuminata da fiaccole e luci elettriche, realizzata in metalli leggeri e in materiali moderni quali la vetroresina (che hanno sostituito da diversi anni il ferro, il legno e la cartapesta), alta circa trenta metri e pesante cinquanta quintali. La sera del 3 settembre di ogni anno, a Viterbo, la macchina viene sollevata e portata a spalle da un centinaio di robusti uomini detti “Facchini di Santa Rosa” lungo un percorso di poco più di un chilometro articolato tra le vie, talvolta molto strette, e le piazze del centro cittadino.

Siamo entrati in un negozio dove sono esposti alcuni modellini delle ultime macchine di Santa Rosa, su un monitor è anche possibile vedere alcuni pezzi della processione.

In Internet abbiamo trovato: La macchina di Santa Rosa attraverso i secoli, e un sito: www.macchinadisantarosa.org.

Palazzo Raniero Gatti in Via Cardinal Confalonieri?

Simbolo del potere politico della famiglia da cui prende il nome, venne costruito per volontà del capitano del popolo Raniero Gatti nel 1266, che ordinò la realizzazione di un complesso che si estendesse fino al convento dei Carmelitani Scalzi. Originariamente il palazzo era dotato almeno di sei torri, di cui oggi se ne conserva solo una di ridotte dimensioni.

Porta San Pietro e palazzo dei cistercensi o di Donna Olimpia

Porta S. Pietro, una delle più antiche porte di Viterbo. Se potesse parlare dei tempi lontani, ci racconterebbe di tutte le volte che è stata chiusa per difendere la città dagli attacchi degli eserciti romani e di tutte le grandi battaglie. Invece, eccola lì, piccola, semplice, ornata solo dallo stemma della Città: il leone con la palma.

Questa porta ha un altro nome molto buffo: si chiama Porta Salicicchia o Salcicchia, forse perché era pavimentata con le selci, ma la gente del popolo ha un po’ cambiato questo nome e indovina? L’ha fatta diventare Porta Salciccia.

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Porta San Pietro

A ridosso della porta si erge un edificio chiamato comunemente Palazzo di Donna Olimpia

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Palazzo di Donna Olimpia

Il Palazzo nasce come Palazzo dell’Abate. Fu fatto costruire all’inizio del 1400 dai monaci di San Martino che si venivano a rifugiare qui quando c’era qualche guerra ed era pericoloso restare nella loro abbazia. Nel 1564, quando il fratello del papa e sua moglie, Donna Olimpia Maidalchini, diventarono principi di San Martino, anche il Palazzo dell’Abate diventò di loro proprietà.

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Piazza delle Erbe con la fontana di Santo Stefano e leoni con palma

Venne realizzata in occasione del rinnovamento della piazza voluto da papa Alessandro VI che, in tale occasione, cambiò il nome della piazza da S. Stefano a Platea Nova Alessandrina.

Bagnoreggio e Civita di Bagnoreggio

Bagnoreggio, Città natale di San Bonaventura, Dottore Serafico.

Civita di Bagnoreggio (vedi anche su Wikipedia)

Balneum regis, letteralmente “bagno del re”, è un toponimo di origine goto-longobarda che definisce una proprietà regia e compare per la prima volta nel 599 in una lettera di Papa Gregorio Magno indirizzata al Vescovo di Chiusi Ecclesio. Un ponte in cemento armato unica via per raggiungere il paese.

Dovremmo visitare anche queste due località ma ci siamo attardati troppo nella visita guidata di Viterbo. Annullato il passaggio da Civita Bagnoreggio (bagni chiusi) andiamo nei bar, si riparte verso mezzogiorno, ripassando ancora da Montefiascone per risparmiare tempo … verso il ristorante San Francesco ad Orvieto.

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2 risposte a Visita guidata di Viterbo–Domenica 2 ottobre 2011

  1. Salvatore Cataldo scrive:

    Ora ho finito la Storia dei Papi che tu mi avevi cominciato a narrare a Busto 10 giorni fä
    Bello e interessante Totu

  2. Pingback: Newsletter Webcultura nr 11 Novembre 2011 | Antonio Paparo

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