Visita Guidata di Arezzo–30 Settembre 2011

Visita Guidata di Arezzo – 30 Settembre 2011

Usciamo dal Ristorante Cecco in Corso Italia con la nostra guida che ci mena per vicolo De’ Cenci e Via Madonna del Prato verso la Basilica di San Francesco, nei pressi vedo il ristorante “la Buca di San Francesco” di cui ho a casa un Piatto del Buon Ricordo, regalo di Mons Livetti.

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All’esterno della Basilica inizia la visita guidata:

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Basilica di San Francesco

In corsivo riporto quel poco che ricordo del tanto che ci è stato raccontato, che ho cercato di integrare con ricerche su Internet, chiedo venia per le omissioni le eventuali inesattezze ed imprecisioni.

Questa chiesa è frutto di una stratificazione storica, il sagrato e moderno ma sotto c’è una strada del terzo secolo d.C. e una villa romana, carbonizzata e ricostruita, la facciata poggia sulla villa romana del III Sec. d.C. Tutto quello che noi vediamo oggi sono edifici medioevali ricostruiti, le chiese spesso sono ricostruzioni sulle rovine o sui resti delle chiese originali a loro volta ricostruzione di templi pagani. Quelli che vedete in questa chiesa sono gli affreschi più belli del mondo.

Una volta nella Basilica, apparentemente tutta per noi, ci fa sedere sulle panche, lei si mette al centro e comincia la sua digressione:

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Anzitutto un avviso: in questo luogo non si possono fare foto. (noi le abbiamo trovate su Internet).

La città di Arezzo è molto più antica di questa chiesa, è una Città pre-etrusca dimostrato dai ritrovamenti del famoso “uomo dell’Olmo”, nel 1863, alla frazione Olmo del Comune di Arezzo, durante i lavori per la galleria ferroviaria. La zona posta alla confluenza di Valdarno, Val di Chiana e Casentino, infatti, è passaggio naturale per chi voglia attraversare l’Appennino. L’abitato etrusco sorse invece sulla sommità del colle di San Donato, occupata dall’attuale città. Si sa che  Arezzo, con un nome quasi identico all’attuale, Arretium, esisteva già nel IX secolo a.C. Arezzo fu poi una delle principali città etrusche, e sede di una delle 12 lucumonie, antica confederazione etrusca (dodecapoli) che vedeva le città unirsi per prendere decisioni politiche e/o belliche. Gli Etruschi vedevano nella figura del luchmon (lucumone), un sacerdote dotato di poteri e capacità particolari.. A questo periodo risalgono opere d’arte di eccezionale valore, come la Chimera, (vedi anche Chimera mitologia) restaurata dal Cellini e oggi conservata a Firenze, la cui immagine caratterizza talmente la città quasi da diventarne un secondo simbolo. Nella mitologia greca la chimera (il cui nome in greco significa letteralmente capra) era un mostro dall’alito mortifero che vomitava fuoco, con il corpo e la testa di leone, la coda a forma di serpente e con una testa di capra nel mezzo della schiena, che terrorizzava la terra della Lycia. Venne uccisa da Bellerofonte in un epico scontro con l’aiuto del cavallo alato Pegaso che svetta su tutti i vessilli della regione Toscana. Arezzo fu anche un centro di lavorazione dei metalli, sia metalli vili per la produzione di attrezzi come ad esempio l’aratro e il vomere, inventato dagli Etruschi o la produzione di Armi, come il famoso rostro che caratterizzava le navi da guerra romane, anche questo un’invenzione etrusca, o armi di tutte le fattezze, gli etruschi erano i fornitori di armi per tutto l’esercito romano (scudi, spade, elmi, etc etc.) sia metalli nobili come l’oro per la produzione di gioielli, cui si ispirarono artisti come Masaccio, Masolino, il Vasaio, Pier della Francesca e Michelangelo. Arezzo fu famosa anche e, soprattutto, per la produzione di vasi di ceramica: i vasi prodotti ad Arezzo erano detti “corallini” per il loro colore. Dopo gli etruschi arrivano i Romani, si assiste ad una romanizzazione del popolo etrusco, anche se sempre insofferenti di domini da parte di altri popoli, non mancavano nessuna occasione per allearsi con qualcuno nel tentativo di riacquistare la perduta autonomia, e questo fino quasi ai giorni nostri fino all’unificazione dell’Italia quando finalmente, dopo secoli, anche lo stato pontificio verrà annesso alla repubblica.

Non possiamo mettere qui una tenda e starcene qui ad ascoltare questa sapiente fanciulla che con dovizia di particolari ci racconta di questi popoli della loro storia della loro arte ?

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La Basilica, costruzione gotica del sec. XIII, rifatta nel 1318-77, manomessa e restaurata ai primi del ’900, ha facciata incompiuta, con lacerti del rivestimento in pietra di fine ’300 nel basamento; il campanile è del ’500. L’interno è a unica navata con copertura a capriate, grandiosa nel contrasto tra le spoglie forme gotico-francescane e i resti d’affreschi alle pareti costruita in pietre e mattoni, si trova nell’omonima Piazza di San Francesco. Di fronte alla facciata è presente un monumento a Vittorio Fossombroni, di Pasquale Romanelli (1863), posto in posizione non dominante rispetto alla facciata. L’interno, molto spazioso, ha un’unica navata, fiancheggiata a sinistra da alcune cappelle e a destra da edicole con ornamenti del Trecento. Sulle pareti della cappella maggiore, tra il 1453 ed il 1464 Piero della Francesca dipinse il celebre ciclo di affreschi della Leggenda della Vera Croce.

Leggenda della Vera Croce“, gli affreschi narrano la storia dell’ albero della vita, come fu nascosto e poi ritrovato ed infine utilizzato per costruire la croce sulla quale fu sacrificato Cristo.

Un restauro è stato compiuto ( dal 1985 al 1992), 500 anni dopo la morte dell’artista. La cappella posta a destra dell’abside ospita affreschi di Spinello Aretino, mentre in quella a sinistra si trova una Annunciazione di Luca Signorelli.

La chiesa contiene anche un crocifisso del (Maestro di San Francesco), un contemporaneo di (Cimabue).

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Gli affreschi sono posti su tre livelli sulle pareti laterali e sul fondo, senza alcuna  intelaiatura architettonica. Le storie della Vera Croce sono narrate dagli avvenimenti della Genesi fino all’anno 628, quando il santo Crocifisso, dopo essere stato rubato, venne riportato a Gerusalemme. La parete affrescata originariamente era di circa 300 mq nel tempo se ne sono persi circa 50 per vari motivi: incendi, fumo delle candele, motivi storici (ad esempio Napoleone la trasformerà in una caserma) cannonate e schioppettate (sono stati rilevati dei pallettoni nei muri) altro motivo importante la solfatazione processo chimico che si verifica in ambienti umidi trasformando il carbonato di calcio in solfato di calcio (gesso), ci restano comunque 250 mq del pittore italiano più importante del ‘400. Notate il sogno di Costantino (in hoc signo vinces)

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Il primo notturno nella storia della pittura italiana, più di 500 anni fa Piero della Francesca ha usato una luce fiamminga ricca di contrasti, una luce che viene da un angolo notate il soldato ha la destra tesa, il primo dettaglio in controluce della pittura italiana, tutto è geometrico (tende coniche, soldato cilindrico nel collo nella testa) quasi a rappresentare dei personaggi “solidi” concreti.

la battaglia del Ponte Milvio contro Massenzio

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Notate gli stessi effetti sull’Annunciazione

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Il cilindro delle gambe, della coscia destra, del collo, della testa (effetti di cilindratura solidi e monumentali). Sembra quasi che venga a me la vergine col suo ginocchio

Guardate ora quell’altra Annunciazione di Spinello l’Aretino, ha solo due dimensioni, non ha spessore, confrontate la casa della madonna con quella di Piero della Francesca, nel marmo qui trovate l’applicazione della matematica alla pittura.

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Osservate ora la Croce di un Maestro Umbro del ‘200, poi detto Maestro di San Francesco, è una croce francescana, in alto la Madonna con gli Angeli, ai lati gli apostoli e ai piedi della croce San Francesco orante “contaminato” dal sangue di Gesù. Guardate l’altro Cristo, Francesco, così chiamato da San Bonaventura.

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                    Il Cristo                            Rosone della Chiesa di San Francesco – Arezzo

Osservate ora la vetrata policroma di Guillaume de Marcillat con lui le vetrate cessano di essere solo ornamento per diventare a tutti gli effetti pittoriche, vi è raffigurata la richiesta del Perdono di Assisi al Papa Onorio III nel 1216 (la sua Porziuncola paragonata (per il tipo di indulgenza), a Gerusalemme, Francesco offre al Papà un mazzo di rose bianche. Guillaume viene chiamato a Roma da Giulio II dove dal 1505 viene impiegato come aiutante di Raffaello nelle stanze vaticane , nel 1509 dipinge delle vetrate nella chiesa di Santa Maria del Popolo a Roma (poi purtroppo distrutte), nel 1515 si trasferisce ad Arezzo dove muore nel 1529 lasciandoci la sua eredità artistica soprattutto nelle vetrate del Duomo. Le vetrate di Guillaume sono tridimensionali su tre piani, se osservate il porticato in primo piano con dei personaggi anonimi per aumentare il senso di profondità, utilizza colori rosso, giallo e oro ma soprattutto compare il carnicino (l’incarnato dei personaggi) che non è presente nelle vetrate precedenti. Ha frequentato la sua bottega Giorgio Vasari, pittore ma soprattutto noto come storico dell’arte.

Qualcuno “molto distratto” chiede alla guida di che stile è questa chiesa.

La chiesa è di stile Gotico-Monastico 1200-1300, quella che vedete qui è la statua di Vittorio Fossombroni (politico, idraulico, economista) vi chiederete del perché idraulico, in effetti era un ingegnere Idraulico, fu sovrintendente ai lavori per l’opera di bonifica definitiva della Val di Chiana, voluta dal Granduca di Toscana Pietro Leopoldo di Lorena (il futuro imperatore Leopoldo II),

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ENCICLOPEDICA ! Pochissime altre volte avemmo guide così preparate e così chiare nella spiegazione dei luoghi delle opere e degli artisti.

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Alla Pieve di Santa Maria dell’Assunta (in “Italia nell’arte medioevale” Pagina 1 e Pagina 2trovate una bellissima presentazione con tantissime immagini di questa chiesa.)

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Pieve, viene dal latino “plebs” cioè plebe, popolo, gente, nel IV e V Secolo d.C. la Plevs era la gente delle campagna e la pieve era una chiesa battesimale rurale, in questa zona ci sono 69 pievi ma abbiamo in Italia anche dei toponimi ad esempio in Veneto: Pieve di Cadore. Andar per Arezzo vuol dire anche ripassare gli stili architettonici (Romanico, questa chiesa del 1000, stavano in piedi grazie a muri e colonne; Gotico, la chiesa di San Francesco del 1200, si aggiungono i pilastri a fascio; Rinascimentale, seconda metà del XIV fino al XVI sec.; Barocco, XVII – XVIII sec. pochissima roba, qualche cappella in qualche chiesa, in quel tempo non c’erano soldi da queste parti tutto gravitava su Roma; Neoclassico seconda metà del XVIII Sec. Andar per Arezzo vuole anche dire percorrere in poco spazio millenni di storia, dall’Arezzo Etrusca (IX-II sec a.C;, all’Arezzo Romana (II sec a.C – V sec d.C); a quella Barbarica V – IX sec.; a quella delle Comuni XI sec.(Arezzo è Comune Ghibellino, in quel periodo Arezzo ha così tanti soldi da permettersi il lusso di investirli in cultura ricostruendo e bonificando fino a realizzare la terza università in Italia; a quella Rinascimentale fino a quella moderna. Nel 1215 vogliono dotare questa chiesa di una cupola ma la struttura non regge allora si rivolgono verso l’esterno e realizzano l’attuale facciata a cura dei maestri comacini

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Polittico di Pietro Lorenzetti

All’interno, questo polittico di Pietro Lorenzetti del 1320, su commissione del Vescovo Tarlati. Ancora nel 1200 risiedeva presso la Cattedrale ma nel 1203 una bolla papale intima al vescovo di risiedere in una Pieve fuori dalle mura, la Pieve diventa così concattedrale.

L’abside e la cripta  vengono rifatte nel 1800, nella cripta osservate il busto reliquiario del Patrono di Arezzo S. Donato, opera in argento dorato del 1346.

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Bellissimo il busto reliquiario in stile gotico, peccato per il supporto che lo sorregge veramente inadatto. (nell’immagine sopra, il supporto è stato coperto con un drappo rosso). San Donato è stato il secondo vescovo di Arezzo nel IV secolo, secondo la tradizione morto decapitato, anche se ci sono diversi dubbi sulla decapitazione poiché non risulta nel Martirologio Romano, la devozione potrebbe essere nata durante la dominazione longobarda.

Il Frontale con torre campaniaria

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Poiché non è possibile realizzare la cupola, la struttura non la sorreggerebbe, i soldi vengono investiti in una facciata sovrapposta a quella esistente con schema Pisano-Lucchese con triplice colonnato (12/24/32), l’avvicendamento numerico tende ad alleggerire una facciata sovrastrutturata in cui sono stati utilizzati materiali di spolio non omogeneo. Notate l’utilizzo del linguaggio figurato sul portale a destra il battesimo di Gesù e sulla porta centrale sculture policrome con Madonna e i 12 mesi dell’anno.

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Particolare dei dodici mesi dell’anno

La torre campanaria supera quella di Pisa di tre metri. Botteghe di setaroli nel vicolo, commercianti aretini comperavano seta proveniente da Costantinopoli.

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Ci spostiamo adesso nella Piazza dietro la chiesa “la Piazza Grande” disposta su doppio piano inclinato da Nord a Sud con circa 10 metri di dislivello architettonico, ricordiamo che le chiese secondo tradizione dovevano avere l’abside orientate a est e l’entrata a ovest, perché il Cristo viene da oriente ma la cristianità va verso l’occidente.

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La Piazza Grande con i portici del Vasari

Il Vasari oltre a realizzare le Logge ha inventato nello stabile il primo vero Centro Commerciale

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La Piazza Grande con l’Abside e la colonna seduta e l’orologio del Vasari

Quella che vi sembra una chiesa a fianco del Portico del Vasari in effetti non è mai stata una chiesa ma la sede della Fraternita della Madonna della Misericordia, (detto anche Palazzo Fraternita dei Laici) ha caratteristiche gotiche con colonne tortili. Il palazzo, affittato dal 1786 al Tribunale allora detto della Ruota Civile, ha avuto varie fasi di costruzione, partendo da quella gotica (1375-1377); il secondo momento è quello rinascimentale (1433-1460), documentato dalla lunetta del portale con la Madonna della Misericordia di Bernardo Rossellino (1435). Il coronamento della facciata fu realizzato su progetto di Giorgio Vasari nel 1552. Cinquecentesco è anche l’orologio costruito da Felice da Fossato. La Fraternita dei Laici fu fondata nel 1262 con il nome ufficiale di Fraternita di Santa Maria della Misericordia, grazie alla volontà di un gruppo di persone dirette dai padri domenicani e desiderose di aiutare i poveri e gli infermi. A seguito di lasciti e donazioni la Fraternita ha svolto grandi imprese per la città, compreso il pagamento delle logge progettate da Giorgio Vasari.

Nella piazza due volte all’anno si corre la Giostra del Saracino, i saraceni erano i nemici del 1500, con le lancia in resta i cavalieri partono da oltre il pozzo per colpire il saraceno in fondo all’angolo opposto della piazza, vince chi fa più punti, fare centro con la lancia si guadagnano 5 punti. E’ qui che ogni prima domenica del mese ci dà appuntamento la più antica Fiera dell’Antiquariato d’Italia

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La colonna seduta (la quinta da sinistra)

Alla fine dell’800 l’abside della chiesa è fatiscente, sulla sinistra (visto dal retro) c’era un Oratorio che andava a coprire le prime sei colonne, per la ristrutturazione vengono fatte una foto prima ed una dopo che rivela una colonna seduta che viene ripristinata così com’era, una interpretazione (fantasiosa) dice che esprime il male che è piegato dal bene.

(Nota: interessante questa interpretazione perché anche la Teoria del male necessario dice la stessa cosa: il male è sempre sotteso al bene e quando emerge da questo viene ripiegato entro il suo alveo.) Qualcuno chiede alla guida chi era quel Guido Monaco di cui abbiamo visto la statua nella piazza omonima.

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Guido Monaco detto Guido d’Arezzo, un monaco benedettino, fu accolto generosamente dal vescovo di Arezzo, è stato un importantissimo teorico musicale ed è considerato l’ideatore della moderna notazione musicale e del tetragramma.

Oniricamente questa piazza non sembra un po’ Piazza di Siena?

La sensazione che si ha di similitudine tra Piazza Grande e Piazza di Siena, è una falsa sensazione, Piazza di Siena è una valva contenuta entro palazzi gotici, Piazza grande un quadrilatero irregolare in cui convivono innumerevoli stili diversi.

Vasari avrebbe dovuto costruire il suo Palazzo nella zona dei Beccai, ma i Fiorentini, che vogliono cancellare ogni traccia dell’autonomia aretina lo fanno erigere sulle rovine del Palazzo del Comune e del Palazzo del Popolo fatti distruggere da Cosimo I° de’ Medici, primo Granduca di Toscana..

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Ci spostiamo adesso verso la Cattedrale di San Donato, il Duomo di Arezzo, costruito sul punto più elevato della città, sul sito di una antica chiesa paleocristiana dove originariamente si pensa fosse l’acropoli di Arezzo. (vedi Immagini e loro breve spiegazione- cedi anche su Antiche mura)

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                      Il Duomo                                            Il Vescovado e il comune trecentesco

Nella piazza, oltre al Duomo, il comune trecentesco, sede del potere civile e il vescovado (metà 1200), sede del potere religioso. Una galleria unisce il vescovado alla Cattedrale. La prima pietra fu posta nel 1277, La facciata fu costruita in arenaria tra il 1901 e il 1914 su disegno di Dante Viviani, la torre campanaria, alta 80 metri, è stata ricostruita più volte, la cuspide è stata aggiunta nel 1937. È la chiesa più preziosa di Arezzo per qualità e quantità di opere d’arte, squisitamente gotica con pilastri a fascio, i muri sono stati sventrati per inserire delle bifore a vetrata, eseguite da Guillaume de Marcillat, prima forma di arte cinetica, in cui le forme cambiano in base alla luce. Nel primo quadro troviamo il battesimo di Gesù con l’autoritratto dell’autore e la resurrezione di Lazzaro, notate in alto il cavallino rampante (fare click sulle immagini per ingrandirle)

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          Battesimo di Gesù                            Resurrezione di Lazzaro

Nella navata destra, il sepolcro di Papa Gregorio X, pontefice morto ad Arezzo il 10 gennaio 1276 durante il ritorno da uno dei suoi viaggi a Roma. La pregevole arca sepolcrale in stile gotico data però all’inizio del Trecento, e la Maddalena di Piero della Francesca, cilindrica, monumentale, sembra che ci segua, il viso color pesca, siamo nel pieno umanesimo, rappresenta la donna nuova piena di luce di movimento di tecnica

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                 Sepolcro di Gregorio X                    La Maddalena di P.della Francesca

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Arca di San Donato

L’altare maggiore. E’ detto anche Arca di San Donato. E’ una delle sculture medioevali più importanti presenti in Duomo. Fu realizzato su disegno di Margaritone su una tavola di marmo. Tra le varie figure presenti, si può notare al centro la Madonna col Bambino, sul lato destro il Beato Gregorio X papa e sul lato sinistro San Donato vescovo (patrono di Arezzo). Intorno ci sono numerosi bassorilievi con storie della vita di San Donato. L’Arca di San Donato

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La cappella della Madonna del conforto

La grandiosa Cappella della Madonna del Conforto è una rara opera neoclassica, realizzato a partire dal 1796 su progetto di Giuseppe del Rosso. Si tratta di un ampio vano indipendente, collegato alla navata della chiesa tramite un accesso con un’elegante cancellata in ferro battuto del Settecento. La cappella è a tre navate con una cupola centrale e venne utilizzata spesso per la sepoltura dei vescovi aretini. A destra, sopra un sepolcro ottocentesco, si vede la terracotta dell’Assunta di Andrea della Robbia e la pala di Giuditta che mostra la testa di Oloferne di Pietro Benvenuti (1804); l’altare destro mostra la Trinità tra i santi Donato e Bernardi di Andrea della Robbia (1485-1486), mentre l’abisde centrale è decorata da affreschi di Luigi Ademollo e Luigi Catani; l’altare sinistro mostra infine una pala in terracotta policroma invetriata del 1495 sempre di Andrea della Robbia, con la Madonna col Bambino e santi, con cuspide col Padre Eterno e predella con la Comunione della Madonna, Adorazione del Bambino e Martirio di sant’Apollonia. Alla parete sinistra la tela del 1806 di Luigi Sabatelli con Abigail che placa Davide; sotto la cantoria un’altra opera di Andrea della Robbia, con la Madonna col Bambino tra due santi.

La Madonna del Conforto (la Storia , c’è anche un account su Facebook guarda le fotto)

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La madonna del conforto

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Terracotta policroma invetriata di Andrea della Robbia (I della Robbia)

Sui lati della cappella potete osservare le 4 terracotte policrome invetriate dei Della Robbia, il più pregevole quello di Andrea della Robbia, con i colori dello zio Luca Della Robbia <Bianco che si staglia contro un azzurro robbiano, quello del padre Andrea (il Cristo) stupendo, mentre quello del figlio Giovanni (troppo colore).

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Ci dirigiamo adesso verso San Domenico, il nostro ultimo appuntamento ad Arezzo, per visitare la Croce del Cimabue prima di girare a sinistra potete fermarvi per una sosta idraulica ci sono i bagni a pagamento

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La chiesa di San Domenico

La chiesa in pietra arenaria porosa in tonalità morbida, la chiesa, lo si vede a occhio nudo dalla facciata, è finita a metà, ha due campanili a vela con due fornici e due campane, il protiro è stato aggiunto nel 1930. E’ una chiesa di predicatori di fine anni ’70 del ‘200, caratterizzata da una bibbia dei poveri lacunosa, c’erano prima dodici edicole e cappelle, se l’attribuzione del Crocifisso a Cimabue è vera, (non è stato trovato nessun documento che glielo attribuisca) questa è una delle dodici opere che ci sono rimaste del grande pittore maestro di Giotto, ci sono due croci di Cimabue, questa e quella di Firenze, questa è stata datata 1272, secondo Vasari la data di nascita di Cimabue è il 1240, l’avrebbe quindi dipinto all’età di 32 anni le caratteristiche peculiari delle rappresentazioni del Cristo:

dal Cristus triunfans dell’iconografia tradizionale. In esse il Cristo è in posizione frontale con la testa eretta e gli occhi aperti, vivo sulla croce e ritratto come trionfatore sulla morte

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Cristus triunfans                  Cristus Patiens                   Cristo rattrappito

al Christus patiens d’ispirazione bizantina, un Cristo che non ci appartiene (Nel 1200 esisteva già una New York e si chiamava Costantinopoli, tutti gli stimoli arrivavano da là: il fondo dorato, i monili, la Madonna con bambino in braccio

al Cristo rattrappito del Pisano e del Cimabue, il cristo del ‘200 contratto e spanzato ma anche dalla coeva predicazione francescana. Il Cristo sofferente ha la testa reclinata sulla spalla e gli occhi chiusi e il corpo incurvato in uno spasimo di dolore e l’incarnato verdastro della morte.

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                             Interno                                      Esterno

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Interno visto dal Crocifisso

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Il Cristo del Cimabue in San Domenico ad Arezzo

Bisogna provare a leggere il quadro: il perizoma non è piatto, la stoffa è materica, il disegno e il colore sfumato che danno volume al corpo del Cristo, Cimabue fa coagulare il sangue che scende sulla cornice dal piede (farà meglio di lui il suo allievo Giotto), il vero rappresentato nella materialità dei corpi che si arricchisce di sentimento – Lux Mundi

Ringraziamo la guida!

E’ stata stupenda in così poco tempo ci ha raccontato tutte queste cose meravigliose… forse troppe … Arezzo senz’altro meriterebbe più tempo … sono tante le cose viste e un pò di fretta … e tantissime quelle che ci sarebbero ancora da vedere … Ritorneremo!

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Una risposta a Visita Guidata di Arezzo–30 Settembre 2011

  1. Emilia scrive:

    E se ritornate fatemi un fischio. Conoscevo il ciclo di Piero della Francesca per averlo visto qualche anno fa, ma non tanto il resto di Arezzo, perchè il nostro era stato un viaggio a tema: “Sulle orme di Piero della Francesca”, quindi Rimini-Urbino-Borgo S.Sepolcro-Montevarchi-Arezzo, per finire, fuori tema, con una Pieve romanica in Valdarno, che ci aveva impegnati anche in un breve percorso a piedi. Ciao

    Emilia

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