Domenica 14 Agosto 2011 – Vacanza a Livigno
Oggi è domenica, si dovrebbe riposare, il programma prevede la Santa Messa delle 0re 9:15, ma bisogna essere in Chiesa San Rocco almeno mezzora prima per trovare posto, ci sarà da recitare un Santo Rosario ma almeno ci sediamo. Sveglia e colazione come al solito e poi di corsa a vestirsi bene, di festa, e andare in chiesa; alle ore 8:40 si esce da casa, la chiesetta di San Rocco è già mezza piena, e come previsto, stanno recitando il Rosario … nel secondo mistero gaudioso si contempla …. Prendiamo posto su una panca vuota, sono proprio scomode queste panche, ti costringono a tenere la schiena bella “drizza”. Recitiamo il Rosario, alle 9:00 la chiesetta è già piena, ma continua ad arrivare gente di tutte le risme che si accomoda alla meglio, in piedi, nei pressi degli altari laterali, lungo il corridoio o sul sagrato, arriva anche il Paroco, bisbiglio a mia moglie: “hai visto come assomiglia a Pierantonio Luminari?” era un nostro collega in Italsiel, poi Direttore della filiale di Milano; ma non celebrerà lui ma un altro prete giovane con una voce ben intonata, ma pacata, piacevole ad ascoltarsi. Si alternano alle letture ed al Salmo responsoriale, una suora e due fedeli (donne) poi il pretino legge il Vangelo: Gesù che incontra la donna cananea. È bravissimo il nostro pretino a commentare il passo del vangelo: il percorso della cananea, che prima chiede (LA PREGHIERA), e Gesù non risponde … ma quel silenzio è una grande risposta, poi gli apostoli che intercedono (L’INTERCESSIONE) “fai qualcosa altrimenti ci segue gridando!” (la preghiera comunitaria), la risposta di Gesù agli Apostoli: “non si può dare ai cani il cibo destinato agli uomini” la replica della donna: “ma anche i cani si nutrono delle briciole che cadono dalla mensa del padrone!” prostrandosi (L’ADORAZIONE) quindi per adorarlo … “La tua fede è grande! O donna che avvenga quello che tu vuoi” (in altri termini sia fatta la volontà del Padre!). Questa la sintesi del bravissimo prete. Poi il sacrificio e la comunione, cui tutti partecipano con fede sentita, quasi tutti si accostano alla comunione, è bello ritrovare cotanta fede, oggi riscontrabile, forse, solo in questi luoghi montani dove la gente è rimasta quella di sempre, legata alle buone abitudini, attenta alle tradizioni, e ci sono anche ragazzi, ragazze e bambini, un chierichetto e due chierichette, in un contesto paesano così piccolo come il borgo di San Rocco di Livigno, ci saranno state almeno 500 persone in chiesa (13 panche a sinistra e 11 panche a destra in totale 24 panche con 6 persone per panca: 144 persone sedute, più tutte le persone in piedi almeno altre 200 e altre ancora su in alto dove si accede per una scaletta in legno all’entrata sulla destra, e poi il coro ed altra gente sul sagrato) un vero spettacolo edificante! Fuori dalla chiesa Gigi dice: “facciamo quattro passi per comperare giornale e pane”. I quattro passi diventano 7 km, fino quasi alla Latteria di Livigno e ritorno, per guardare vetrine, comperare il giornale, il pane: 6 francesini ed un pane nero all’anice (buonissimo!), cercare e comperare un fampirlismo per la Lucia dice la zia Dodò: “la Cucci (la Lucia) mi ha chiesto se le trovo un apparecchietto (un lettore MP3, mi sembra si chiami Aqua music) per sentire la musica mentre nuota”. Mia moglie dice: “dovrei comperare anche delle ciabatte per me”… Ma io insisto: “Ma no dai, torniamo! Facciamo la strada bassa che così prendiamo il sole sull’altro braccio!” Finora ci siamo abbronzati il braccio che tiene il bastone con il sole sempre sul fianco destro, dobbiamo fare in modo di prenderlo dal lato sinistro … la differenza di colore è vistosa, il braccio destro è abbronzatissimo, quello sinistro è quasi bianco al confronto. Le rive del fiume Spöl ospitano qualche temerario in costume da bagno che prende il sole, la strada si dirama in due corsie una riservata ai ciclisti l’altra ai pedoni … Ma cosa fanno questi ciclisti nella nostra corsia? Adesso glielo dico io! Ehilà ciclopedisti … di la!” e così la zia Dodò si prende anche un bel “vaffa” da un ciclopedista che non gradisce il richiamo … Maleducato e villano! Lo redarguisce mentre quello corre veloce col suo velocipede … Ma si dai, zia Dodò, non prendertela, prendila sul ridere, se no ti mangi il fegato, va bene che è quasi ora di mangiare” … Arriviamo alla magione alle ore 12:30, bisogna preparare il bollito, affettarlo e poi scaldarlo e servirlo con la salsa verde e il brusco (cetriolini sott’aceto dell’orto che lo zio ha portato da casa e custodisce gelosamente), una pietanza che non piace alla zia Dodò, lei si farà un filettino saltato .. un pelino … in padella (quasi crudo come piace a lei); ma prima un antipastino con coppa e bresaola e un bicchiere di vino bianco, poi invece col bollito ci faremo un bel Valtellina Superiore Rosso. Il bollito è perfetto, favoloso con la salsa verde, mia moglie lo mangia con una marmellata di mirtilli! (forse ha ragione l’altro mio cognato Luigi, il marito di mia sorella, che la chiama l’Austriaca); facciamo fuori tutto il pane nero all’anice, e quasi tutto anche l’altro pane bianco (eh sì! i sette km si sentono anche nello stomaco!), poi mangiamo la frutta (una pesca) e infine il dolce … la Marisa, al ritorno, è entrata in pasticceria e ha comperato un piccolo strudel, e da queste parti sono proprio squisiti. Pieni e satolli andiamo (io e il Gigi) a fare un riposino, le donne invece si sollazzano coi loro passatempi (uncinetto e collane). Dormo come un ghiro. Buon sintomo secondo la teoria del sonno del giusto … perché quelli che non dormono … tanto giusti non devono essere!) Mia moglie mi sveglia: “se vogliamo fare quattro passi prima che piova!”… Il cielo è nuvoloso e il fampirlismo prevede pioggia. “tween peacks! Ancora quattro passi?” Dico io! Ma lo zio Gigi ha un’idea portentosa … “Perché non andiamo a Pontresina in macchina?” L’idea, ahimé! viene bocciata, e allora si riprende il cammino basso verso la chiesetta di Tresenda sono 4 km + 4 al ritorno in tutto solo 8 km … ma l’uomo propone e Dio dispone, esattamente al 4° km e dopo aver raccolto dei laricini per il brasatino di dopodomani, riprendiamo la via del ritorno e comincia a piovere, a metà strada piove che non sa piovere … un “nuvoilifragio!” Nonostante gli ombrelli, si bagnano le scarpe.. si bagnano in fondo i pantaloni, con un’acqua così rischia di bagnarsi anche l’anima! … allora decidiamo di prendere il bus … correre fino alla fermata … vien giù che Dio la manda, arriva il bus, son solo due fermate … un paio di km … scendiamo e … ha quasi smesso di piovere! Cambiarsi immediatamente, vestirsi di casa (questa è una pratica consolidata e tramandata penso da generazioni in generazioni, la prima cosa da fare, entrati in casa, è: CAMBIARSI!), bisogna preparare la cena, questa sera ravioli in brodo … e mettere a sbollentare coste verze e patate per domani, e preparare i funghi per dopodomani … (ve lo scrivo piccolo piccolo … ve lo dico in un orecchio … che non ci sentano: mia moglie e lo zio Gigi … sono due gatte frettolose … giocano sempre d’anticipo, se possono anticipare qualche lavoretto … meglio portarsi avanti … ogni tanto cito a mia moglie il proverbio in dialetto calabrese “a gatta friccicajòla ha fattu i gattarieddri cicati” (la gatta frettolosa ha fatto i micini ciechi). Proverbio che esiste in tutti i dialetti: Milanes “La gàta fresùsa à l’à fa i micèt orb”; Bergamasco “la gata frigiusa la fa i mici’ orp”). Domani ci sono a pranzo l’Umberto e l’Annalisa e .. bisogna fare bella figura … abbiamo promesso i pizzoccheri alla mia maniera … Alla fine i ravioli li ha messi a cuocere lo zio Gigi … ma in un pentolino striminzito e con poco brodo (quello che di solito si invita ad usare a chi non si fa i cacchi suoi (“ma un pentolino piccolo piccolo di cacchi tuoi nòo?) … Ma non potevi metterci un mestolino di brodo in più? Stai facendo i ravioli pè i poaritt? (per i poveretti) …. A me piacciono così, con poco brodo, se tu vuoi metterci altro brodo te lo metto … con lo zio Gigi (e con mia moglie) è sempre così, non bisognerebbe mai farli entrare in cucina … tra il gioco d’anticipo e la tendenza al minimalismo esaperato … ti esasperano! Ih ih ih ih. (perdonate la tautologia cacofonica!) … Intanto Marisa lava le coste e le verze ed io le taglio e le metto a bollire, poi taglio i funghi … Marisa prende un pentolino per trifolarli … Ma non andrebbero meglio in una pentola più grande? … Talis Frater talis soror! … Alla fine ci sediamo a tavola, Gigi ha già scodellato i ravioli … dopo ci “pertocca” il dolce … intanto “vediamo il culo” a una bottiglia di vino rosso … “ti sempar glu glu glu e giò ul bicèr d’un fià! Ma va pian il vino va sorseggiato”(tu devi fare sempre glu glu glu e poi giù il bicchiere d’un fiato, ma va piano, il vino va sorseggiato!) … No caru mia! U vinu ti l’ha cafuddrari a ‘na vota! T’addi trasiri intra l’anima! (e no mio caro! Il vino te lo devi ingurgitare tutto in una volta! Ti deve entrare dentro… nell’anima! … ( e così rispunta lo scontro fra Titani … e … Teroni… ih ih ih ih); ma per il dolce lo zio Gigi, questa sera vuole proprio superarsi!, tira fuori il bianco da cucina … No! Il vino bianco da cucina nòooo!!! Dai “derva na butiglieta” di bianco quello buono!!!. Ed è tutt’un cinema così, ma che dico cinema un “teater” un battibeccare, ironico-ma-bonario, continuo fra due mondi che si scontrano: anticipatori contro posticipatori, (per capire il concetto vi rammento il quarto d’ora accademico, il vizio inverecondo di docenti che arrivano sempre con un quarto d’ora di ritardo, bene … se io abitualmente mi avvalgo di tale istituto, per mia moglie vale invece la mezz’ora bustocca, arrivare cioè sempre con mezzora d’anticipo); minimalisti dogmatici contro massimalisti di maniera (un altro esempio per capire quest’altro concetto: se nella pentola cala la pasta mia moglie ne mette 80 g per due, poi io l’assaggio per vedere se è cotta e non ne resta per nessuno, se invece la calo io ne metto 4 etti per due persone, sempre un etto in più per gli assaggini per vedere se è cotta a puntino). Fossimo a Napoli, potrei dire che è una commedia di Edoardo! Ed esclamare: Ch’aggia à fa? Ma … “chi sem in Longobardia!” Alla fine della cena si riprende il gioco, dobbiamo ancora finire la nostra partita di canasta … vinciamo io e lo zio Gigi contro Marisa e Daniela con uno scarto di 2000 punti … così come avevamo profetato … mia moglie vorrebbe incenerirmi con lo sguardo! (meno male che si chiama Marisa e non Medusa!) … Cambiamo gioco!!! È impossibile giocare con Voi!!! Riprendiamo allora con la scala a 40 … le mani si alternano: una mano chiudo, la successiva pago 100, un’altra mano chiudo, la successiva pago 100, poi rientro per ben 4 volte … e alla fine all’undicesima partita chiudo e butto fuori tutti! … No .. non si può giocare con te ! c’ hai più c … che anima! Ma è già mezzanotte , è necessario un sonno ristoratore, anche oggi Domenica, giorno di riposo abbiamo fatto i nostri 13 km a piedi e domani è Ferragosto … si vedrà.
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